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Classici in pillole è la dimostrazione che per far finta di aver letto un libro basta pochissimo

La recensione del libro di John Atkinson, nell'unica rubrica che vi dice come parlare di libri (senza perdere tempo a leggerli)

15 Ottobre 2018 alle 09:56

Shottini è un'idea di Andrea Ballarini. Video ed editing di Enrico Cicchetti


  

Questa rubrica è nata dalla convinzione che non è necessario conoscere veramente un libro per poterne parlare. Per il livello di superficialità di una normale conversazione da tavola o da aperitivo leggere tutto il libro sarebbe come sparare con un bazooka a delle zanzare: un dispiego di mezzi enormente surdimensionato alla reale necessità.

 

Del resto che non sia necessario leggere un libro per parlarne è un’intuizione che hanno già avuto fior di intellettuali. Giusto per citarne qualcuno, Luciano Bianciardi in un breve scritto intitolato “Non leggete i libri, fateveli raccontare”, uscito qualche anno fa per Stampa Alternativa, teorizza che la lettura dei libri potrebbe addirittura essere dannosa per chi volesse insinuarsi con successo nell’industria culturale contemporanea. Luciano De Crescenzo ha scritto che i critici non leggono i libri per non farsi influenzare e Pierre Bayard, illustre psicanalista, saggista e professore di letteratura all’Università di Parigi VIII ha dedicato a questa che è una vera e propria disciplina un denso saggio pubblicato in Italia da Excelsior 1881 dal titolo “Come parlare di un libro senza averlo mai letto”.

 

In effetti basta aver visto il libro in libreria, averlo avuto tra le mani per qualche secondo, giusto il tempo di dare un occhiata alla copertina e di memorizzare il nome dell’autore o, se proprio siete dei secchioni, magari di leggere uno dei risvolti di copertina. Non vi serve saperne di più. Se poi si tratta di un classico il discorso è ancora più facile: potete cavarvela con le poche reminiscenze scolastiche senza paura di essere smentiti perché, come è noto, un classico è un libro che tutti lodano ma che quasi nessuno ha letto.

  

Ci vuole una bella sfiga per beccare l’unico che lo ha letto davvero e che vi chiede che cosa ne pensate dello stratagemma con cui Tom Sawyer convince un amico a dipingere la staccionata al suo posto, o cosa succede alla bara di Queequeg in Moby Dick.

  

Il libro di cui parliamo oggi è la dimostrazione concreta e spettacolare che per far finta di aver letto un libro basta pochissimo. Il libro è “Classici in pillole” di John Atkinson, uscito poche settimane fa per Harper & Collins, brutta traduzione del titolo originale che è, molto più precisamente, “Abridged classics”.

  

L’autore probabilmente i libri di cui parla li ha letti, m proprio per questo voi potete risparmiarveli citando le sue magistrali sintesi che, peraltro sono anche accompagnate da dei disegni piuttosto divertenti. Ma facciamo degli esempi concreti. Dovete parlare di Guerra e Pace? Basta dire: “ Tutti sono tristi. Nevica.” O dovete buttare lì qualcosa che faccia capire che avete letto i Fratelli Karamazov? Potete dire: “Fratelli molto polemici, come il padre. E la Russia.” E questa semplice tecnica è applicabile anche a romanzi più moderni con uguale efficacia. Vogliamo dire qualcosa sul Giovane Holden, che è uno di quei romanzi che se ammettete di non avere mai letto diventate immediatamente dei paria della società? Voilà: “Ragazzino lunatico si lamenta un sacco. Ha un cappello rosso.”

  

Vedrete che se sfoglierete questo libro, non dico se lo leggerete, perché è contrario ai principi di questa rubrica, ma se lo sfoglierete, potrete discettare dell’Odissea come degli esperti grecisti da bar. Non ci credete? Ecco qua. “Veterano di guerra ci mette secoli a tornare a casa, poi ammazza tutti.” Oppure, capolavoro assoluto, l’Iliade: “Non è l’Odissea”.

   

Insomma, John Atkinson ci mostra la strada e noi, riconoscenti, non possiamo che rendergli omaggio con le parole di Karl Kraus: “Riuscirò mai a trovare il tempo di non leggere tutti questi libri?”

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