Se solo quelli di Azione studentesca leggessero Kant

Antonio Gurrado

Cari studenti, rassegnatevi. L’insegnamento nozionistico è una balla: se si va a scuola per apprendere fatterelli a mo’ di filastrocche, bastava restare a casa a leggere Wikipedia. Lezioncina per gli estensori del famigerato questionario che invita a segnalare i prof che fanno propaganda di sinistra

E così i miei alunni che da sempre mi domandano perplessi se sia di destra o di sinistra erano inconsapevoli antesignani degli estensori del famigerato questionario di Azione studentesca, che richiede di indicare se a scuola ci siano insegnanti di sinistra che fanno propaganda. Vorrei rassicurare i giovani militanti: sì, ci sono, c’erano e ci saranno. Il non trascurabile dettaglio è però che tutti gli insegnanti fanno propaganda, indipendentemente dalle inclinazioni elettorali. L’insegnamento consiste infatti di per sé nell’interpretazione delle nozioni, non nella loro trasmissione asettica: una didattica diafana, priva di qualsiasi prospettiva, sarebbe umanamente impossibile; se si va a scuola al solo scopo di apprendere fatterelli a mo’ di filastrocche, ci si rende subito conto che bastava restare a casa a leggere Wikipedia.

 

Gli autori del questionario hanno dunque una curiosa idea della scuola o dei ricordi piuttosto confusi: sembrano rimasti ai tempi del nozionismo, quando si credeva che la scuola consistesse nella sequela di informazioni da memorizzare, pena la fustigazione o i ceci sotto le ginocchia. Quel tipo di insegnamento era molto più indottrinante dell’esprimere il proprio parere, parlando con gli alunni, o del far acquisire all’argomento una coloritura in linea con ciò che circola nel cervello del docente. Pensare che la scuola debba ripararsi dalle opinioni degli insegnanti significa ridurla all’apprendimento delle tabelline. Man mano che gli alunni crescono e le questioni si complicano, l’illustrazione di qualsiasi materia – le più politiche, come storia e filosofia, ma anche quelle insospettabili, come scienze o letteratura – deve manifestarsi tramite l’espressione di ciò che il docente pensa in merito: è l’unico modo per far capire agli studenti che le persone hanno opinioni, che bisogna averne, che possono essere diverse, che anche loro devono svilupparne una.

 

Quand’era ancora un ignoto libero docente, Kant scrisse che “lo studente non deve imparare dei pensieri, ma a pensare”. Va riconosciuto che in Azione studentesca non nutrono soltanto una desueta propensione al nozionismo, ma anche una granitica fede nella capacità persuasiva degli insegnanti organici, come ai tempi d’oro delle cellule del Pci. Il principio sotteso al questionario è infatti che la propaganda degli insegnanti di sinistra sia infallibile, manco fossero plotoni di testimoni di Geova armati di bazooka, e che le classi siano bovine distese di teste vuote disposte ad annuire con aria grave, come i contadini pugliesi che nel secondo Dopoguerra, riferiva Guareschi, ascoltavano le conferenze dei kolchoziani in russo, pur sapendo essi stessi a stento l’italiano. Fosse davvero così, ogni anno si diplomerebbero migliaia di elettori di sinistra; fatto sta che gli studenti sottoposti alla presunta propaganda diventano maggiorenni e, com’è come non è, la sinistra alle elezioni non vince quasi mai.

 

Per chi ci lavora, invece, la situazione nelle scuole appare differente. Esiste una corposa porzione di docenti di sinistra – per formazione, moda o convinzione – che non può né deve mascherare la propria opinione, come chiunque altro. Esiste altresì una cospicua palude, forse la maggioranza, di docenti che non ha opinioni poiché fermi alla concezione della scuola come inattingibile tempio delle tabelline, delle date di nascita, delle poesie recitate in piedi sulla sedia. C’è una minoranza politicizzata di studenti che, in gran parte dei casi, è di sinistra – per moda o convinzione, visto che la formazione è ancora in fieri; e, infine, una maggioranza di alunni che va a ruota dei pochi politicizzati, un po’ per convenienza, un po’ per rassegnazione. Credo appartengano a questo gruppo quelli che indagano sulle mie opinioni politiche, salvo restare spiazzati quando rispondo che sono di sinistra per i diritti e di destra per i doveri, quindi è ora di non perdersi in chiacchiere ma di far lezione. Chissà se mi denunceranno.

  

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