Dad, non si scherza

La riapertura delle scuole non può essere un problema delle famiglie. Appello

Mario Leone

Non è terminato ancora l’anno scolastico che si parla già del nuovo. Ma i ministri Bianchi e Giovannini sono pronti alla riapertura della classi? Non sembra

Non è terminato ancora l’anno scolastico che si parla già del nuovo. Se quello appena trascorso è stato un anno eccezionale, post pandemico, il 2021-2022 dovrebbe essere quello del ritorno alla piena normalità. Sembra quasi scontato dopo due anni di didattica a intermittenza, chiusure, Dad. Invece nel nostro paese nulla è scontato e proprio per questo si ritorna a parlare del prossimo anno scolastico per dire (come ha fatto il governatore della Campania Vincenzo De Luca) che rischia di essere simile a quello appena passato. Le prime avvisaglie solo qualche giorno fa, quando il Cts – rispondendo a una serie di quesiti posti dal ministero dell’Istruzione – ha affermato che “le misure da applicare per l’inizio dell’anno scolastico 2021-2022 dovrebbero essere le stesse previste all’inizio del precedente anno scolastico”. E la campagna vaccinale? Anche qui il Cts si è chiuso in difesa dicendo che non è possibile prevedere quanti minori saranno vaccinati a settembre, che al 25 giugno i giovani compresi tra i 12 e 19 anni vaccinati con due dosi di Pfizer sono stati 555.578 e che infine l’utilizzo del “green pass non è plausibile” in ambito scolastico sia per questioni di privacy sia perché non sussiste l’obbligo vaccinale. Ancora più esplicito Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, che ai microfoni di Radio24 ha detto: “Allo stato attuale è scontato che alle superiori non si possa ripartire con la didattica al 100 per cento”. 


“Peccare è umano, perseverare è diabolico”, canta l’antico adagio. Qui, però, siamo ben oltre l’inferno. Quello che da due anni vivono i giovani costretti a casa, privati di una didattica seria (perché la Dad, per quanto apprezzabile, è un cerotto su una ferita d’arma da fuoco) è sotto gli occhi di tutti. Due anni di pandemia, di proclami, di idee geniali per partorire cosa? L’anno prossimo sarà uguale a quello appena trascorso? Sin qui il Cts e l’associazione presidi. E il governo? Draghi, che ha posto tra le priorità la scuola, la formazione, l’educazione, entrerà nel merito? La situazione rischia di essere grottesca. Il governo più lungimirante di sempre punta a farci fare l’estate senza mascherine e a far fare la Dad agli studenti da settembre? A Palazzo Chigi assicurano che non sarà così e affermano che mai e poi mai l’inizio della scuola potrà essere simile a quello dello scorso anno.

 

Eppure, l’impressione che si ricava dalle prime riunioni convocate sul tema delle riaperture è che la politica sia tentata di scaricare sulle famiglie la responsabilità delle riaperture: se i ragazzi saranno vaccinati bene, se non saranno vaccinati saranno problemi. Viene da chiedersi, allora, se il ministro Bianchi, su questo punto, abbia qualcosa da dire. Si continuano a elargire fondi per l’edilizia scolastica (molto bene) ma poi non possiamo mandare i ragazzi a scuola? Da pochi giorni il professor Bianchi ha firmato anche un decreto per 50 milioni di investimento Inail per la costruzione di scuole innovative nelle aree interne, ma il problema del trasporto degli studenti (ministro Enrico Giovannini: toc toc), la riduzione “delle classi pollaio” (definizione amata dal ministro), la presenza a settembre dell’organico docenti al completo, è ancora un mistero.

 

Per non parlare poi di quel 15  per cento di insegnanti e operatori scolastici, circa 200 mila persone, che non ha ancora ricevuto la prima dose di vaccino. Come mai? Chi opera nella scuola ha la stessa responsabilità di chi opera nella sanità. Il ministro, invece di pensare a una scuola “più affettuosa”, dovrebbe pensare a una scuola meno infettiva, introducendo l’obbligo vaccinale per tutti coloro che vi operano. Chi non accetta rimane a casa e non è retribuito. A essere vaccinati devono essere i docenti, non (per forza) gli studenti. Quella dei pochi ragazzi vaccinati è una scusa tutta italiana che non hanno in altri paesi. Il premier britannico Johnson, mentre dalle sue parti dilaga la variante Delta, sta per riaprire tutto e non cita mai, tra le categorie da vaccinare, i ragazzi sotto i diciott’anni.  Forse non è questo il problema centrale. Se è vero, come dichiarato da Bianchi lunedì scorso in visita a due istituti di Bergamo, che “lavoriamo per una scuola in presenza senza se e senza ma”, è allora giunto il tempo di dire a tutti cosa si sta facendo, perché al momento siamo solo maledettamente in ritardo e impreparati, come da due anni a questa parte. 

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