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editoriali

Davvero Azzolina condivide Miozzo?

Redazione

La lettera del coordinatore del Cts sulla scuola è un’accusa all’azione di governo

Il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che tanto si è battuta per tenere aperte le scuole, ha rilanciato sui suoi canali di comunicazione l’intervento di Agostino Miozzo sul Foglio: “Il coordinatore del Comitato tecnico scientifico – scrive Azzolina – ha scritto una lettera al quotidiano il Foglio, chiedendo l’impegno di tutti per tornare al più presto alla scuola in presenza. Voglio condividerne con voi alcuni passaggi”.

 

Gli stralci della lettera di Miozzo rilanciati dal ministro riguardano i motivi per cui si possono riaprire le scuole: “I dati veri elaborati dall’Iss e validati da studi internazionali dicono che le aggregazioni di persone generano problemi di contagio, ma le aggregazioni a rischio per i giovani (soprattutto adolescenti) sono più frequenti prima e dopo il momento scolastico”. E poi: “Caro direttore, premesso che in questa emergenza non esiste un luogo a rischio zero, dobbiamo dire con forza che la scuola è un luogo sicuro, dove il rischio è ‘accettabile’, dove negli ultimi mesi sono state messe in atto tutte le azioni necessarie per ridurre il rischio da contagio”.

 

Il problema, di cui forse non si rende conto appieno la Azzolina, è che se da un lato la lettera di Miozzo ricalca le sue posizioni dall’altro è un duro atto di accusa nei confronti dell’esecutivo quando, parlando della strategia del governo per preparare la riapertura, il coordinatore del Cts esprime “grande preoccupazione e perplessità”: “Ho molte ragioni di credere che il 7 di gennaio arriverà e ci troveremo nelle stesse situazioni nelle quali siamo oggi. E i nostri liceali resteranno a seguire la Dad ancora per settimane e forse mesi. Avremo degli studenti che arriveranno all’esame di maturità essendo stati a scuola, nell’ultimo anno della loro esperienza liceale, qualche settimana. Un vero record che aiuterà certamente i nostri ragazzi ad essere, negli anni a venire, ben poco competitivi sul mercato del lavoro nazionale e internazionale. Ammesso e non concesso che molti di loro vorranno cercare lavoro, uscendo dalla capanna nella quale li abbiamo costretti grazie alla nostra miopia”. Più che condividere il contenuto dell’intervento di Miozzo, il governo dovrebbe attuarlo. Il tempo stringe e non ci sono più alibi.

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