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I fatti e le opinioni, i test Pisa e un vecchio tic

L’allarme sui giovani che non sanno distinguere le cose è fortemente insensato

5 Dicembre 2019 alle 06:02

I fatti e le opinioni, i test Pisa e un vecchio tic

Foto LaPresse

I risultati dell’indagine Ocse-Pisa sulle competenze dei quindicenni ha sollecitato molti commenti, generalmente intonati alla deprecazione. In particolare un aspetto, quello della comprensione dei testi, ha fatto discutere (anche se in realtà quello più preoccupante per i nostri giovani è il basso livello di comprensione del metodo scientifico). I giovani italiani hanno un livello di comprensione dei testi che sta nella media (la supera al nord, è nettamente inferiore al sud), ma dove si registra invece un’insufficienza netta è quando si passa al “livello eccellente” di comprensione. In molti commenti, e in modo più vistoso in quello di Repubblica, la comprensione di elevato livello viene descritta come incapacità di distinguere i fatti dalle opinioni. Che cosa vuol dire? L’antica regola del giornalismo ottocentesco, che appunto impone questa distinzione, è solo un artificio retorico, una pretesa di “oggettività” nella descrizione degli avvenimenti contrapposta alla “soggettività” del giudizio che se ne trae. Sembra una riedizione dell’antica e infondata contrapposizione tra forma e contenuto o, addirittura, tra senso e significato. La linguistica moderna ha superato da almeno un secolo queste aporie, per questo stupisce che proprio Repubblica (un quotidiano che peraltro non è noto per il rispetto della regola ottocentesca della distinzione tra fatti e opinioni) rievochi un concetto che non resiste a un’analisi appena approfondita.

 

Peraltro non c’è bisogno dell’ausilio della filosofia del linguaggio per constatare che il problema della scarsa capacità critica e interpretativa dei testi è assai diffuso, e non solo nelle nuovissime generazioni. Può darsi che questo fenomeno degenerativo dipenda dalla crescente massa di informazioni disponibili in forma non elaborata, o dalla incapacità della scuola di fornire gli strumenti basilari per procedere a un’interpretazione critica. Su questo è bene discutere, magari senza nostalgia per le idee “chiare e distinte”, che alla fine non erano né una cosa né l’altra. Invece la distinzione tra fatti e opinioni non merita proprio altro sperpero di inchiostro.

Redazione

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