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"Così la scuola ha creato una generazione di individualisti e narcisisti"

In Francia scoppia il caso sul nuovo libro di Barbara Lefebvre

3 Febbraio 2018 alle 06:00

"Così la scuola ha creato una generazione di individualisti e narcisisti"

Parigi. Nel 2002, Barbara Lefebvre ha trent’anni, è insegnante di Storia e geografia da quattro in una scuola di un quartiere difficile della banlieue parigina, e assieme allo storico della Shoah, Georges Bensoussan, contribuisce in prima persona a rivelare la portata della disintegrazione culturale in atto in molte scuole delle periferie di Francia, dove l’odio antioccidentale e l’antisemitismo vanno a braccetto con la propagazione dell’ideologia islamista. Quell’inchiesta, che provò a risvegliare dal torpore la classe politica e intellettuale, si intitolava “Les Territoires perdus de la République”, e resta tuttora un libro capitale per capire che cosa succede da vent’anni a questa parte nelle zone dimenticate dalle luci euforiche di Parigi. Di quei quartieri abbandonati a loro stessi, tra derive del modello assimilazionista e rigetto dei valori repubblicani, la Lefebvre è tornata a parlare in un pamphlet corrosivo appena pubblicato da Albin Michel, che in Francia è già un caso editoriale.

 

Génération ‘j’ai le droit’” è una severa constatazione del fallimento del sistema educativo francese, raccontato da un insider che ha vissuto sulla sua pelle la crisi della trasmissione dei saperi e dell’autorità tra i banchi di scuola. “L’atto di insegnare è stato dipinto da alcuni come un atto di violenza nei confronti dell’allievo in ragione della sua verticalità. Tuttavia, nell’universo scolastico, l’autorità è il contrario della dominazione: l’obiettivo dell’insegnante è quello di trasmettere dei saperi per permettere allo studente di essere autonomo, di staccarsi progressivamente da questa autorità. Purtroppo, però, abbiamo fatto credere ai genitori e agli stessi insegnanti che la scuola era il luogo dell’arbitrario culturale e della violenza istituzionale”, ha spiegato l’autrice in un’intervista al Figaro Magazine. I demolitori della scuola repubblicana, quelli che hanno creato questa generazione di individualisti e narcisisti, convinti di avere soltanto diritti e nessun dovere, sono “gli ideologi della decostruzione dell’autorità istituzionale”, dice la Lefebvre, i figli del ’68 che non hanno mai smesso di ripetere che “l’autorità è sinonimo di autoritarismo e la cultura un’arma della dominazione borghese occidentale”. La sua ruvida analisi su questa generazione di giovani che mette il “je” davanti a tutto, dà del tu ai propri insegnanti e rifiuta ogni forma di autorità, ha fatto arricciare il naso alla stampa progressista, che rapidamente l’ha bollata coma la “solita reazionaria”. Christophe Carron, caporedattore vedette di Slate.fr, ha accusato Le Parisien di “delirio réac”, per aver dedicato un dossier al testo della Lefebvre, altri, sui social network, hanno accusato l’autrice di essere “una vecchia che attacca le nuove generazioni”. Il settimanale Les Inrocks, bibbia della sinistra post sessantottina, lo ha stroncato come “libro anti-giovani”. Eppure, lungo le sue pagine, sono anzitutto i genitori e gli insegnanti ad emergere come i principali colpevoli di questa fabbricazione di Mesdames et Messieurs “Moi, moi et moi”, accanto ai decisori politici e alla loro opera di “sradicamento” in nome del multiculturalismo. “Il reale era ciò che gli sradicatori producevano metodicamente giorno dopo giorno facendo credere ai piccoli insegnanti di periferia come me che partecipavamo alla grande opera repubblicana. Purtroppo, però, eravamo soltanto dei piccoli impiegati della grande macchina di sradicamento della cultura e della storia dal cuore e dai cervelli delle nuove generazioni”, scrive la Lefebvre nella sua opera. La sacralizzazione del vivre-ensemble e dell’islam nei manuali scolastici francesi, a discapito di un’obiettività critica, è stata denunciata anche dalla presidente del Consiglio superiore dei programmi, Souad Ayada, appena nominata dal capo dello stato, Emmanuel Macron. L’auspicio di Barbara Lefebvre è che il nuovo ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer, ascolti, a differenza dei suoi predecessori, questo grido d’allarme.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    04 Febbraio 2018 - 13:01

    L'onda lunga del '68.N'est pas ?

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