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postulati à la coque

Il Fatto diceva che il batterio della Xylella non uccide gli ulivi, ora dice che si può curare. Due cose non vere

Enrico Bucci e Roberto Defez

Dopo qualche anno e svariati milioni di alberi colpiti gli esperti del giornale di Travaglio hanno cambiato idea. Siamo alle democristiane geometrie variabili, dove i fatti si devono piegare all’esigenza politica di turno

Per anni, gli esperti scientifici del Fatto Quotidiano hanno martellato affermando che, non essendo stati rispettati i postulati di Koch per l’identificazione del rapporto di causalità fra la presenza di un microorganismo e l’induzione di una malattia, non era possibile affermare che Xylella fastidiosa fosse l’agente causale del disseccamento rapido dell’olivo osservato in Puglia.

Robert Koch formulò nel 1884 dei postulati necessari per dimostrare se e quale microrganismo causava una certa malattia, ma già al momento di proporli lui stesso riconosceva eccezioni e obiezioni. I postulati canonici sono quattro e dicono che: 
1) Un microrganismo deve risultare associato a una specifica patologia; 
2) Tale microrganismo deve essere isolato dall’ospite e coltivato in laboratorio; 
3) Il microrganismo coltivato deve essere inoculato in un ospite modello sano e causare la stessa malattia; 
4) Dal nuovo ospite malato si deve poter isolare di nuovo lo stesso microrganismo. 

Fatta la legge, trovate le eccezioni. Non tutti i microrganismi patogeni (lebbra o sifilide) si possono coltivare in laboratorio. Vari microrganismi possono dare gli stessi sintomi (nefriti, meningite, polmonite, peritonite). Altri patogeni possono essere asintomatici (colera o tifo), altri ancora se re-iniettati non causano la malattia in tutti gli ospiti modello (colera o tubercolosi). Per non parlare dei prioni, che sono trasmissibili, ma non sono microrganismi. Tutte cose ben note già nell’800, figuriamoci nell’agosto del 2016, quando i postulati vengono invocati dal Fatto quotidiano.

Da poche ore però, dopo solo sei anni di tempo e svariati milioni di ulivi colpiti, e con buona pace di Robert Koch, Xylella è diventata l’agente che causa la morte degli ulivi pugliesi anche per gli stessi esperti del Fatto quotidiano che per anni hanno sistematicamente negato la responsabilità del batterio nella patogenesi, sfumando via via la propria posizione, ma senza mai ammettere i propri torti patenti. 

I postulati “à la coque” del Fatto quotidiano servirono bene a molti in chiave elettorale, al tempo in cui erano cavallo di battaglia degli professionisti dello scontento; e oggi, girando la frittata, ci si prepara forse a nuove elezioni, se gli stessi esperti di allora citano un articolo che descriverebbe presunte cure per gli ulivi, articolo che si apre affermando nella prima riga di testo che la Xylella è la causa del disseccamento rapido degli ulivi. 

Nella nuova omelette, dunque, gli ulivi infetti si possono curare (mentre la ricerca scientifica mondiale dice che non ci sono cure riconosciute) con una procedura dal costo irrisorio, ma sotto marchio registrato, usando un apparato di iniezione nelle “vene” delle piante (ma sotto brevetto Usa) secondo la pubblicazione di un pregevole ricercatore, che siamo certi verrà scagionato dall’indagine avviata dal suo stesso Ente di ricerca. Della pubblicazione reperibile in rete oltre a cinque dipendenti dell’azienda privata che inietta il rimedio a base dei metalli pesanti zinco e rame, è coautore anche un dipendente di un’associazione privata biodinamica, che ci sta tanto bene quanto una spruzzata di sale e pepe su un tuorlo tiepido e fluido. La prima frase dell’articolo scientifico annuncia che “Xylella è l’agente causale del disseccamento degli ulivi”: quindi i tre minuti di bollitura propugnati per quasi un decennio sul Fatto quotidiano per l’uovo di Koch, sono perfetti anche alla coque. 

Siamo insomma alle democristiane geometrie variabili, dove i fatti si devono piegare all’esigenza politica di turno. E intanto che si sceglie tra Koch e coque, l’uovo elettorale uscirà pronto per chi di antiscienza si nutre e ci vive. 

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