Carlin Petrini (Ansa)

La biodinamica di Carlin Petrini mette l'esoterismo sopra il metodo scientifico

Roberto Defez

La scienza si basa su fatti, statistiche e analisi. Non certo su aneddoti ed esperienze personali, come quelli più volte richiamati dal fondatore di Slow Food, anche nella sua ultima enciclica

Sarà pregiudizio, sarà un riflesso condizionato, ma quando leggo (la Stampa del 14 giugno) il fondatore di Slow Food Carlin Petrini scrivere: “E badate bene, io sono tutto fuorché un oppositore del metodo scientifico”, a me scatta la sensazione di aver già letto, non queste parole, ma questa declamazione retorica. William Shakespeare dal Giulio Cesare: “Il nobile Bruto… ché Bruto è uomo d’onore”. 

 

Come sia finita l’orazione funebre per Cesare di Marco Antonio lo sappiamo e, fatti i debiti paragoni, anche l’ultima enciclica di Petrini non si smentisce in numerosi passaggi: “Chi coltiva in modo naturale è sottoposto a controlli, mentre chi usa chimica a manetta non è soggetto a nessuna verifica”. Oppure: “Un cibo corredato di un’etichetta trasparente che spieghi come è coltivato e quali sostanze sono state impiegate”. Mi fermo qui, ma l’elenco delle parabole sarebbe lungo. Certo, un’etichetta trasparente: è proprio questo che vorrebbe chi ha lanciato la “Petizione sullo stato legale dell’agricoltura biodinamica in Italia”, una raccolta di oltre 34 mila firme che fanno notare (tra l’altro) che il preparato 502 dell’agricoltura biodinamica usa vesciche di cervo maschio riempite di fiori di achillea. Oppure che per debellare l’infestazione di topi, in biodinamico non si usa la chimica: si cattura qualche topolino, lo si scuoia, si bruciano le pelli e si spargono le ceneri nel campo: non è facile scrivere in etichetta “quali sostanze sono state impiegate”, ma basterebbe scrivere: “Alimento non adatto a una dieta vegana”. Ben leggibile. 

 

Inutile spiegare i forsennati controlli sulla salubrità degli alimenti a cui sono sottoposti gli agricoltori (altro che chimica a manetta), ma si capisce bene perché Petrini invochi un’esenzione a divinis per chi coltiva “naturale”, visto che ci sono infinite sostanze “naturali” altamente inquinanti per i suoli o tossiche per le api, di cui è meglio non sapere. Ma quello che sconcerta di più è il fatto che il termine Agricoltura Biodinamica è un marchio registrato nelle mani di un’organizzazione internazionale, la Demeter, l’unica che può certificare le aziende e i loro prodotti. Siamo felici che ognuno possa beneficiare della libertà d’impresa di coltivare quello che vuole rispettando le leggi, ma qui gli aiuti di stato e le tasse dei cittadini finirebbero nelle casse di un’organizzazione tedesca che non ha alcun dovere di depositare i suoi bilanci. Petrini concede a priori l’assoluzione a queste aziende (in tutto sono 419 certificate biodinamiche) perché “conosce personalmente molti produttori biodinamici”, ma appunto il metodo scientifico è invece basato sui fatti e non sugli aneddoti, sulle statistiche, sull’analisi di numeri e procedure e non solo sulla conoscenza personale. 

 

Non è colpa dei 34 mila firmatari se sul sito della principale organizzazione biodinamica italiana si legge che la gestazione della donna dura 12 mesi con tre mesi in più per raccogliere energie cosmiche, oppure che le corna del cervo maschio sono un utero rovesciato per raccogliere le energie eteree che sono poi il vero motore di tutte le gestazioni, spiegando così cosa sia l’Immacolata Concezione. Le lettere di sconcerto sul biodinamico equiparato per legge al biologico (l’Italia sarebbe il primo paese al mondo a introdurre riti esoterici in giurisdizione primaria) hanno colpito scienziati del calibro di Giuseppe Remuzzi, Silvio Garattini, Cinzia Caporale, Alberto Mantovani, Antonella Viola, Vittorino Andreoli, Giorgio Parisi e migliaia di altri spesso emigrati all’estero riuniti nell’Associazione internazionale ricercatori italiani (Airi). Non esiste un disciplinare del biodinamico né in Italia né in Europa, ma il ddl 988 che approderà a breve alla Camera equipara l’esoterismo biodinamico al biologico che ha un disciplinare europeo dal 1991. Basterebbe che gli uffici legali parlamentari chiedessero di depositare il testo del disciplinare del biodinamico e si capirebbe che per approvare il testo sul biologico si deve eliminare la parola biodinamico dal ddl 988. Magari recitando anche un mea culpa.

Di più su questi argomenti: