Osiris-Rex torna sulla Terra carico di pezzi di asteroide

Paolo Galati

Comincia il viaggio di ritorno della sonda spaziale della Nasa, che porta con sé campioni di materiale dell'asteroide Bennu, indispensabile per capire le origini dell'Universo

Sta tornando a casa. La sonda spaziale OSIRIS-Rex della NASA, dopo essersi diretta verso l’asteroide Bennu, ha iniziato il suo viaggio di ritorno di due anni e mezzo con a bordo un carico molto interessante. La sonda è stata progettata per atterrare su un asteroide, prelevare un campione e portarlo sulla Terra.

 


Ma perché la missione OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer), lanciata nel 2016, tra i circa 500 mila asteroidi che conosciamo ha scelto proprio l’asteroide Bennu? La distanza dalla terra prima di tutto ma non solo. Fondamentale è la dimensione dell’asteroide: più piccolo è il diametro dell’asteroide e più veloce sarà la sua velocità di rotazione. Già con un diametro inferiore ai 200 metri, un asteroide facilmente raggiunge una velocità tale da far espellere parte di materiale che compone la sua superficie (il regolite). L’ultima caratteristica che ha reso Bennu il candidato ideale per la missione è la sua composizione chimica. Gli asteroidi più antichi sono quelli ricchi di carbonio e non sono cambiati in modo significativo da quando si sono formati quasi 4 miliardi di anni fa: sono testimoni oculari che potrebbero aver conservato la composizione della nostra nuvola molecolare da cui ebbe inizio la formazione del nostro sistema planetario. Possono contenere molecole organiche e sostanze volatili che potrebbero essere stati i precursori della vita sulla Terra. Asteroidi con un diametro maggiore di 200 metri, vicini alla terra, antichi e ricchi di carbonio ce ne sono solo 5 e tra questi 5 asteroidi la scelta è caduta su Bennu.


Bennu con un diametro di 525 metri (quindi 5 campi da calcio), completa un'orbita attorno al Sole ogni 436 giorni (1,2 anni). Ciclicamente si avvicina a noi e infatti c’è una probabilità diversa da zero che l’asteroide possa colpire la Terra alla fine del 22° secolo: precisamente una su 2700 di avere un impatto tra l’anno 2175 e l’anno 2199! Sarà anche questo il motivo per cui l’asteroide è stato chiamato Bennu, divinità egizia che rappresenta il simbolo della nascita e della risurrezione dopo la morte. Ma dare nomi simpatici proprio non ce la si fa. Che ne so, tipo un asteroide Lillo o un asteroide Flipper. 

 


Comunque anche nelle storie più belle c’è sempre un momento critico e infatti il momento più critico della missione si è verificato il 20 ottobre del 2020 quando OSIRIS-Rex si è appoggiata per la prima e unica volta sulla superficie dell’asteroide: un touch & go durato appena 16 secondi. Tutto in modalità automatica. Ma sono stati sufficienti quei 16 lunghissimi secondi perché il braccio robotico risucchiasse un bel po’ di materiale: più di 2 etti di asteroide per dirla come ad un banco dei salumi qualsiasi. E pensare che per la riuscita della missione la NASA aveva l’obiettivo di raccoglierne 60 grammi. Sarà la più grossa quantità di materiale extraterrestre dai tempi delle rocce lunari delle missioni Apollo.

 

 

Va detto però che questa volta la NASA non è la prima della classe. Sarà infatti la seconda agenzia spaziale a riportare sulla Terra un campione di asteroide: prima di lei c’è riuscita lo scorso anno la missione giapponese Hayabusa portando con sé tracce dell’asteroide Ryugu. Che cosa faremo con i campioni di Bennu? La NASA ha spiegato che parte dei campioni di OSIRIS-REx saranno distribuiti a centri di ricerca e agenzie spaziali nazionali di tutto il mondo, anche se la maggior parte (circa il 75%) rimarrà custodita al Johnson Space Center perché futuri scienziati possano studiarla utilizzando tecnologie e strumenti di indagine ad oggi non ancora disponibili o addirittura inventati.  Mentre in Italia era quasi l’ora del coprifuoco, lunedì 10 maggio il veicolo spaziale è partito con i motori al massimo: si trovava a 300 km dall’asteroide in orbita solare stabile. La sonda delle dimensioni di un SUV farà il giro del sole due volte prima di rilasciare le piccole “reliquie” del nostro sistema solare: la capsula contenente il prezioso carico entrerà nell’atmosfera terrestre il 24 settembre 2023 e con un paracadute toccherà la superficie del deserto occidentale dello Utah.



Gli asteroidi sono le biblioteche del nostro sistema solare: potrebbero aver conservato campioni di materia primordiale in un congelatore. Ora non esageriamo direte voi, ci sta solo portando una manciata di sassi e polvere. Dipende da come la si guarda certo, a me piace molto il personaggio del Matto che in un dialogo con Gelsomina nel film “La Strada” di Fellini dice: “'Un lo so a cosa serve questo sasso qui ma a qualcosa deve servire, perché se questo è inutile, allora è inutile tutto. Anche le stelle. Almeno credo. E anche tu... anche tu servi a qualcosa con la tu' testa di carciofo”.

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