Quando il sangue ribolle nelle vene

Enrico Cicchetti

C'è un rapporto tra l'aumento delle temperature e quello delle violenze? Due teorie, gli studi più recenti e quelli più originali (dal baseball ai cronisti) e il grande esperimento della pandemia

Ti prego, buon Mercuzio, ritiriamoci.

La giornata è calda, e i Capuleti sono in giro:

se ci incontriamo non potremo evitare d’azzuffarci.

Il sangue, in queste giornate torride, fa il matto e si rimescola.

William Shakespeare

Romeo e Giulietta, atto III, scena I

    

Colpi di calore e colpi di testa. L'idea che la canicola possa alterare il nostro comportamento è così radicata che ha influenzato il nostro stesso linguaggio: parliamo di rabbia “cocente”, di umori “infiammabili” e di caratteri ”focosi”. La “testa calda” è facile alla zuffa e nella “zona calda” del conflitto è meglio stare in guardia. Ma c'è davvero una relazione tra la temperatura dell'ambiente esterno e la tendenza alla violenza? Dare una risposta univoca non è affatto scontato.

  

I primi studi sul fenomeno – ricorda BBC in un recente articolo sul tema – sono emersi alla fine del XIX secolo, “in coincidenza con le prime statistiche affidabili sulla criminalità. Secondo un'analisi, i reati contro le persone tendevano a raggiungere il picco nei mesi estivi, mentre i crimini contro la proprietà sono risultati più comuni in inverno. Da allora, le prove si sono accumulate. Nel Regno Unito, tra l'aprile 2010 e il 2018, c'è stato il 14 per cento in più di crimini violenti con una temperatura di 20 gradi rispetto a una di 10. In Sud Africa, gli scienziati hanno scoperto che, per ogni grado di aumento della temperatura, c'è un aumento dell'1,5 per cento nel numero di omicidi. In Grecia, uno studio ha rilevato che più del 30 per cento dei 137 omicidi segnalati in una particolare regione si sono verificati in giorni con una temperatura media di oltre 25° C. Modelli simili sono stati osservati anche in Africa sub-saharianaTaiwanStati Uniti, Finlandia e Spagna”.

   



Il calcio storico fiorentino, a giugno 2017 (foto Maurizio degl'Innocenti / Ansa)


    
La teoria del calore e quella della routine

Alcune nuove indagini sembrano confermare l'ipotesi di un collegamento tra i due fattori: in uno studio crossover pubblicato nell'ottobre scorso, i ricercatori hanno raccolto dati giornalieri su meteo e criminalità da 9 grandi città degli Stati Uniti dal 2007 al 2017. Nei quasi 20 mila casi di omicidio volontario analizzati, hanno rilevato una possibile associazione lineare tra temperatura e delitti. Ogni aumento di 5° C della temperatura media giornaliera è associato a un aumento del 9,5 per cento e dell'8,8 per cento degli omicidi dolosi rispettivamente a Chicago e a New York. L'associazione però non era statisticamente significativa nelle altre sette città.

  

Un altro recentissimo paper prova a cambiare l'oggetto di studio: “Nonostante ampie indagini sull'influenza della temperatura sul comportamento, e in particolare sull'attività criminale, esistono poche ricerche sull'impatto che ha sul comportamento della polizia”. Questa analisi prova a verificare l'“ipotesi del calore” su cinque anni di multe comminate dal dipartimento di Pittsburgh. “È più probabile che gli agenti di polizia emettano multe quando le temperature sono più calde, a parità di comportamenti di guida”, dicono gli esperti.

 

Sempre negli Stati Uniti, sono stati fatti anche studi piuttosto divertenti. Uno di questi suggerisce come persino i lanciatori di baseball siano più aggressivi nelle giornate torride, quelle in cui più spesso colpiscono intenzionalmente i battitori. Nella stagione calda, i giocatori professionisti della National Football League americana hanno maggiori probabilità di incorrere in rigori per falli violenti, i giornalisti sono più inclini a usare un linguaggio negativo nei loro servizi e le persone hanno maggiori probabilità di scioperare o lasciare il proprio lavoro

  

Una delle possibili spiegazioni è che un clima soffocante ci mette in uno stato d'animo peggiore. Di questo abbiamo le prove: anche se a qualcuno vengono solo in mente gelati e bagni al mare, le alte temperature ci rendono più irritabili, stressati e meno felici. Con l'alzarsi della colonnina di mercurio salgono anche i nostri livelli di testosterone, il che ci rende più aggressivi (questo potrebbe anche in parte spiegare perché c'è un aumento nell'incidenza della violenza sessuale e domestica nei periodi caldi). 

 



Capoeira in un parco a L'Avana, Cuba. Luglio 2020 (AP Photo / Ramon Espinosa)


       

Ma ci possono essere spiegazioni diverse. Nel giugno 2020 è stato pubblicata un'altra ricerca realizzata a Cleveland, in Ohio. I ricercatori sostengono un'ipotesi alternativa: “Sebbene la temperatura massima giornaliera abbia un forte effetto sulla frequenza dei crimini violenti che si verificano all'aperto – si legge nel paper –, l'analisi dei dati fornisce supporto alla 'teoria dell'attività di routine'”, quella che afferma che i crimini violenti aumentano all'aumentare della temperatura a causa della maggiore interazione tra le persone in ambienti esterni.

 

Insomma, è difficile dire con certezza se la maggiore aggressività sia direttamente causata dal solleone. È possibile, per esempio, che in un clima più caldo ci siano semplicemente più persone in giro, il che si traduce in una maggiore probabilità di essere coinvolti in qualche scontro che potrebbe verificarsi. Va tenuto presente che la maggior parte degli studi citati si basa sulla presupposta correlazione tra temperatura e crimine. Tuttavia non è affatto detto che una influenzi direttamente l'altro. Man mano che le giornate iniziano ad allungarsi, la nostra quotidianità si trasforma: partecipiamo a festival affollati, bere durante il giorno diventa socialmente più accettabile e in generale siamo tutti più attivi. In questo la pandemia di Covid-19 – che ha reso impraticabili molte delle nostre normali attività estive – potrebbe fungere da enorme esperimento naturale e fornirci alcune risposte.

  

Per allargare ancora il quadro: ricercatori e teorici di diverse discipline, dalla statistica all'etologia alla psicologia, hanno concluso che l'aggressività dipende da molti fattori diversi: potrebbe essere influenzata dai modelli sociali o essere un comportamento appreso, essere una reazione alla frustrazione o al dolore, la possono attivare stimoli segnale (Berkowitz) o fonti non specifiche (Zilmann). Il calore è solo una delle tante variabili in giocoIl desiderio di esplorare in modo scientifico la natura della relazione tra temperatura e aggressività è stato alla base di un ampio programma di ricerca di laboratorio. La maggior parte degli studi realizzati poneva le persone in situazioni in cui potevano comportarsi in modo aggressivo: spesso potevano somministrare scosse elettriche a un'altro individuo (di solito le scariche erano simulate ma i soggetti non lo sapevano). Si è scoperta una relazione “a forma di U rovesciata” in cui l'aggressività aumenta con la temperatura ma solo fino a un certo punto (più o meno intorno ai 27° C), per poi diminuire se le temperature salgono ancora. Come dire: anche l'animo più rovente, se la calura è troppa, preferisce la siesta.

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