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L’esperimento di piazza

Gli scienziati guardano con curiosità ai manifestanti di Milano e Roma: sono un test per capire se il virus è ancora forte

3 Giugno 2020 alle 16:57

L’esperimento di piazza

(foto LaPresse)

L’esperimento. Così potremmo chiamare la quasi simultanea riunione di migliaia di persone in due piazze d’Italia, una a Milano, l’altra a Roma, che, violando le norme suggerite dalla comunità scientifica circa gli assembramenti e le mascherine, ha voluto fingere urlando che il virus non esista (o che non sia pericoloso). Quelli che strepitano contro i vaccini e contro la loro sperimentazione, e mai si offrirebbero per uno studio clinico in tal senso, si sono invece ritrovati tutti insieme a partecipare a un eccellente esperimento controllato, uno in cui il virus, circolante a livelli molto diversi in due diverse regioni d’Italia, trova un ambiente favorevole alla propagazione in termine di assembramenti e abbandono della mascherina.

 

Adesso, per avere una risposta circa la diminuita capacità di propagazione nelle condizioni attuali, basterà attendere l’esito di questo test di infezione su soggetti umani, cui così tanti volontari si sono consapevolmente prestati: con il vantaggio di potere confrontare due gruppi sufficientemente ampi, ma esposti a livelli di virus circolante molto diverso (purtroppo non noto con sicurezza) nelle due piazze.

 

Se si avrà qualche ripresa dell’epidemia, in una o entrambe le piazze, si avrà la conferma che essa è ancora vigorosa, e il virus è in grado di approfittare di ogni occasione propizia; se invece ciò non accadrà, potremo dire che il rischio – pure esistente – non si è concretizzato, e cominciare a fare una serie di supposizioni sul perché.

 

Come ricercatori, potremmo essere pure contenti di una situazione del genere; se non fosse che questo non è un esperimento etico. Da Norimberga in poi, infatti, la sperimentazione su esseri umani prevede che l’esito dell’esperimento non esponga a rischi non necessari i partecipanti, che sia utile a tutta la comunità di pazienti e, infine, che i volontari siano perfettamente informati e consapevoli di ciò che stanno facendo; del che mi permetto di dubitare, perché gli si è detto invece che il rischio del virus non esiste e che i vaccini sarebbero pericolosissimi. Di conseguenza, questo esperimento è senza dubbio non etico e condotto in violazione dei diritti umani più elementari, sfruttando l’ignoranza e l’esaltazione delle persone per testare non il rischio epidemiologico, ma la propria capacità di riempire le piazze e la propria forza politica. A vantaggio di chi, è facilissimo comprenderlo.

Enrico Bucci

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