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“È solo un equivoco, colpa degli hater”. Parlano il medico e il fratello di Paolo Palumbo

"Mail false, insulti anonimi e problemi di comunicazione. Ecco come è nato il caos tra la clinica israeliana e BrainStorm"

30 Maggio 2019 alle 11:56

“È solo un equivoco, colpa degli hater”. Parlano il medico e il fratello di Paolo Palumbo

Paolo Palumbo nel frame di in un'intervista alle Iene

Roma. “Il comunicato pubblicato da BrainStorm è il risultato di un enorme malinteso”. Rosario Palumbo, il fratello di Paolo, ha appreso con stupore che l’azienda americana ha dichiarato di “non avere mai accettato di curare il paziente né in Israele, né in nessun altro luogo”. Palumbo spiega al Foglio che “una serie di eventi del tutto accidentali hanno portato alla smentita di BrainStorm”. Andiamo con ordine: la famiglia aveva il consenso dell’Hadassah Medical Center di Gerusalemme per svolgere una cura compassionevole contro la Sla, che si usa per i medicinali o terapie per i quali non è stata completata la fase di sperimentazione clinica. “Esatto, la fase di sperimentazione del protocollo dell’azienda americana BrainStorm non è ancora terminata – spiega il neurologo Vincenzo Mascia, che ha assistito Palumbo –. Hanno completato la prima e la seconda fase, ma non ancora la terza quindi al momento il protocollo non è stato approvato. Palumbo voleva prendere parte allo studio sperimentale, che ha una durata complessiva di sei anni, ma non è stato possibile perchè ci siamo mossi troppo tardi”.

 

Le prime due fasi sperimentali si sono svolte presso l’Hadassah Medical Center, mentre la terza fase verrà eseguita presso il Sourasky Medical Center di Tel Aviv. Il comunicato di BrainStorm chiarisce che “Palumbo non è uno dei tredici pazienti che stanno ricevendo il trattamento contro la Sla a Tel Aviv”. “Negli ultimi mesi sono stato in contatto con i medici di Gerusalemme – spiega il medico di Palumbo –. Inizialmente avevano molti dubbi su Paolo, volevano conoscere meglio i dettagli della sua patologia. Ho mandato loro le cartelle cliniche tradotte e si sono convinti a iniziare la terapia. Paolo doveva recarsi in Israele il 10 giugno, e le prime trasfusioni avrebbero avuto luogo verso metà luglio. La terapia sarebbe durata complessivamente un anno, o anche sei mesi”.

  

Un nuovo caso Stamina
Rispondono il medico e il fratello di Palumbo

Il caso Palumbo è un film già visto: un malato di Sla, la cura sperimentale con le staminali, gli appelli dei vip, le donazioni, l’intervento del governo. Infine la smentita e l’imbarazzo

 

BrainStorm sostiene di non avere mai avuto alcun contatto con il paziente. “È vero – continua il neurologo – ho interagito con i colleghi israeliani, ma non ho mai avuto alcun rapporto con BrainStorm, e non c’è nulla di strano dato che gli americani hanno venduto il protocollo agli israeliani e quindi non avevano più alcuna voce in capitolo. Però il ministero della Salute e la presidenza del Consiglio sono stati in contatto e hanno fatto pressioni su BrainStorm per curare il ragazzo in tempi brevi”. Stando al racconto di Rosario Palumbo, il caos è nato da un problema di comunicazione tra la clinica israeliana e BrainStorm. “Noi avevamo il consenso degli israeliani per svolgere la terapia, e aspettavamo di sapere la data esatta – spiega il fratello del ragazzo malato di Sla – . Poi c’è stato un malinteso perché la clinica di Gerusalemme si è dimenticata di chiedere la conferma a BrainStorm, anche la Presidenza del Consiglio e la Nunziatura vaticana hanno cercato una mediazione con l’azienda americana. Dopodichè, ci sono state una serie di circostanze sfortunate che hanno rischiato di compromettere la situazione”.

 

Cosa è successo? “Il racconto le sembrerà surreale, quindi devo fare una premessa. Ogni giorno riceviamo decine di messaggi falsi o intimidatori, e abbiamo imparato a non fidarci di nessuno. Qualche giorno fa abbiamo ignorato una mail che ci è arrivata da un indirizzo ‘Gmail’ sconosciuto. Un professore americano ci chiedeva di confermare la terapia per mio fratello, ma non ci abbiamo fatto caso perché eravamo convinti che fosse un tranello. Solo ieri abbiamo scoperto che la mail era vera e il professore, non avendo ricevuto alcuna risposta, ha pensato che non fossimo più interessati alla terapia”. Il racconto sembra improbabile: non avete ricevuto nemmeno una telefonata? “Le assicuro che è andata così, ma c’è di più. Ieri ho saputo che la clinica israeliana ha ricevuto una mail falsa a nostro nome in cui rinunciavamo alla cura. E questo spiega il comunicato di Brainstorm”. Ha un’idea su chi possa essere stato a mandare la mail a nome vostro? “Il mondo è pieno di hater, ho ricevuto molti messaggi di insulti negli ultimi giorni. Molti malati non sono stati accettati dalla clinica israeliana, e sospetto che siano stati loro a portare avanti questa campagna diffamatoria nei nostri confronti”.

Gregorio Sorgi

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