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Scie chimiche Porta a Porta. Una parola maldestra stuzzica il vespaio complottista

Su Rai Uno il direttore dell'Istituto di biometeorologia del Cnr usa la metafora di un “esperimento” per parlare di cambiamento climatico. I fanatici della cospirazione vanno in solluchero: “Bombardamento climatico sull'Italia”

12 Novembre 2018 alle 19:07

Una parola maldestra stuzzica il vespaio complottista. Scie chimiche Porta a Porta

“Le parole sono importanti!”, si sgolava il Michele Apicella di Nanni Moretti in una delle scene cult (perdonaci, Michele) di Palombella Rossa. Una battuta diventata classico nazional popolare e rivisitata in mille salse. Ma che calza come un guanto al caso del dottor Antonio Raschi, direttore dell'Istituto di biometeorologia del Cnr. “Purtroppo quando non si è abituati a parlare in pubblico si usano espressioni che sono chiare a chi si occupa di ricerca, ma che possono essere strumentalizzate da chi cerca conferme alle proprie teorie”. Il dottor Raschi, incredulo, cerca di rispiegare la frase che ha pronunciato durante la puntata di Porta a Porta del 6 novembre 2018 (qui al minuto 24:50). E di mettere una toppa alla valanga di assurde teorie complottiste che ha scatenato un'affermazione forse un po' ingenua (rispetto al pubblico mainstream a cui era destinata) ma del tutto esatta e innocente.

   

  

Il caso: durante la trasmissione si parla, tra le altre cose, del forte maltempo che ha colpito l'Italia nelle scorse settimana, con effetti anche disastrosi. Antonio Raschi del Cnr di Firenze viene intervistato. “Mi è stato chiesto di spiegare le cause degli eventi meteorici estremi delle scorse settimane”, racconta e “li ho descritti illustrando su un terminale l'evolversi di una cella di pressione estremamente bassa e la conseguente formazione di un fronte temporalesco. Ho specificato che tali eventi non sono nuovi, ma molto rari: ciò che probabilmente varierà è la loro frequenza, a seguito del cambiamento climatico in corso. Tale variazione è difficile da prevedere in dettaglio, appunto perché il cambiamento climatico è in corso, ma è comunque un fenomeno rischioso perché il pianeta è molto affollato e ha risorse limitate. Ho attribuito il cambiamento, almeno in gran parte, alla emissione di gas serra. Ho detto che è come se fossimo al centro di un esperimento planetario, causato da noi stessi, alterando il sistema in cui viviamo e osservandone l'evoluzione. Almeno, questo è quanto intendevo dire”. 

    

Le parole importanti, quelle incriminate e rilanciate su tanti blog e forum e social complottisti, infatti, sono due: “Esperimento planetario”. Gli “sciachimicari” del web italiano sono andati in solluchero: quelle due paroline, se lette da chi vive in una puntata di Black Mirror permanente e interpreta il reale con un costante retropensiero da B-movie paranoico, possono diventare una combinazione esplosiva. “Ammissione in prima serata non si tratta più di teoria del complotto”, si legge in un video di Mida Riva (Attivo TV). I bufalari hanno estrapolato poche frasi dall'intervista di Raschi, non l'hanno contestualizzate e sono partiti per la tangente: “STIAMO CONDUCENDO UN ESPIERIMIENTO (sic!) PLANETARIO DI CAMBIAMENTO DEL CLIMA” avvertono – fra l'altro con un italiano stentato che dà ragione a chi li sbertuccia parlando di “gombloddisti” – come se quella del direttore dell'Istituto di biometeorologia fosse un'ammissione dell'esistenza di una “congiura delle scie chimiche”.

 

E poi siti, blog, pagine Facebook che riprendono la teoria, la gonfiano e manipolano, la distorcono e rimpastano.

 


 


 

Così, dalla sorgente, il complotto si dirama in mille rivoli. C'è persino chi parla di “BOMBARDAMENTO CLIMATICO sull’Italia. Un avvertimento al governo?”.

 

   


  

Un teatro dell'assurdo. Quelli delle scie chimiche invitano a spedire al presidente della Repubblica una lettera per chiedergli di “attivarsi per interrompere questi esperimenti nocivi o meno per la salute pubblica e per il territorio italiano in quanto non autorizzati dal Popolo Sovrano e rivolti verso il Popolo Sovrano stesso. Al contempo nego, fortemente nego, la mia autorizzazione a qualsiasi sperimentazione di geoingegneria sul suolo e nei cieli italiani. Come Cittadino esprimo il mio diritto a non essere usato come cavia”. Una richiesta che può far persino sorridere, a metà tra il formalismo maccheronico alla Totò e Peppino e quelle catene di Sant'Antonio che girano nelle chat tra genitori o tra vecchi amici delle elementari, che allertano di scrivere a mr. Facebook perché non usi le nostre foto o a mr. Whatsapp che, per cortesia, “con la testa sotto i vostri piedi”, non diventi un'applicazione a pagamento.

  

“Siamo al centro di un esperimento planetario”, dice forse con ingenuità, il dottor Raschi. Nel senso che il nostro pianeta da anni sta subendo un aumento di CO2 e un riscaldamento che è un unicum nella storia della Terra. Un “esperimento”, appunto, che può provocare danni di un'entità a noi sconosciuta con esattezza, benché numerosa ricerca e letteratura scientifica ci indichi la direzione. Quella dell'esperimento globale, spiegano dal Cnr, è una metafora utilizzata spesso in climatologia per spiegare il recente incremento del meccanismo dell'effetto serra terrestre ad opera delle attività umane. Non è la prima volta che la si utilizza e chi si occupa di clima lo sa bene. Già in un articolo uscito nel 1998 su Science il climatologo americano Ramanathan utilizzava proprio questa metafora per spiegare la teoria dell'effetto serra potenziato: “Questo involontario esperimento ha portato il sistema climatico fuori dall'equilibrio...”. Altre fonti autorevoli si trovano su Nature (“Siamo in grado di osservare l'azione di bilanciamento dell'energia planetaria al lavoro grazie all'esperimento non intenzionale che l'umanità sta conducendo aggiungendo anidride carbonica all'atmosfera”) e su Medium (“A partire dalla rivoluzione industriale (o forse anche prima), l'umanità ha iniziato una manipolazione non intenzionale del clima del pianeta Terra...”).

      

“L'aumento della CO2 atmosferica e il cambiamento del clima sono misurabili, e sono sotto gli occhi di tutti”, conclude Raschi. “Attendo dati altrettanto validi sulla composizione delle scie chimiche e sul loro effetto”. In sostanza, se congiura c'è, è quella dei siti complottisti, dove certi autori manipolano le informazioni per supportare le proprie teorie infondate, anche sulla pelle delle tante vittime del maltempo. Ignari lettori, magari in buona fede, senza verificare la notizia su portali più autorevoli, ci cascano e continuano a incentivare i falsari dell'informazione e dei “gombloddi”. “Chi parla male, pensa male e vive male”, avrebbe detto Michele Apicella. E questa volta non ci riferiamo al dottor Raschi.

Enrico Cicchetti

Nato a Mantova in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio dalle parti di Roma. Al Foglio dal 2016, si occupa del sito, di video e di infografiche. Su Twitter è @e_cicchetti

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Commenti all'articolo

  • miozzif

    13 Novembre 2018 - 00:12

    Guarda caso l'alluvione di Firenze è del 4 novembre di più di mezzo secolo fa, guarda caso l'alluvione del Polesine risale alla prima metà di novembre di quasi settant'anni fa, guarda caso le speciali preghiere per scongiurare le alluvioni si recitavano nel corso dei secoli tra ottobre e novembre. Non si era capito che si trattava di bombardamenti climatici ordinati dal solito Soros.

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  • guido.valota

    12 Novembre 2018 - 20:08

    Vedere questi ignoranti agitarsi è meglio dell'odore del napalm al mattino.

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