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Perché crediamo ancora alle pseudoscienze

Un ritorno all'Ottocento o a quattromila anni fa. L'influenza sociale e il peso sulla salute pubblica delle "terapie naturali" hanno fluttuato nei decenni, ma senza scendere sotto una soglia di sicurezza, e oggi sembrano riemergere in modo preponderante. Un percorso storico.

7 Novembre 2016 alle 10:22

Perché crediamo ancora alle pseudoscienze

Gli strumenti di uno sciamano in una foto di Bill Damon (via Flickr)

Sull’internet, in inglese, circola una divertente e sensata, benché cronologicamente e concettualmente pochissimo accurata, sintesi storica della medicina:

 

2000 a. C. - Stai male? Mangia questa radice.
1000 a. C. - La pianta è pagana; recita questa preghiera.
1850 ca - Pregare è superstizione; bevi questa pozione.
1940 ca - La pozione è olio di serpente; prendi questa pillola.
1985 ca - La pillola è inefficace; prendi questo antibiotico.
2000 ca - L’antibiotico è artificiale; mangia questa radice.

 

La comunità scientifica e medica, insieme alla parte più intelligente e onesta del mondo politico, si interroga sulle ragioni per cui, proprio dove la medicina scientifica ha triplicato in duecento anni l’aspettativa di vita, persistono e causano ancora malattie e morti credenze tribali o oscurantiste sulle malattie e le cure. Mancanza di cultura scientifica, si dice. Vero. Ma anche ponziopilatismo e ambiguità dei medici. Qualcuno deve spiegare come sia possibile che dopo essersi laureato in Medicina, quindi avendo studiato fisica, chimica, immunologia, etc. un medico pratichi l’omeopatia. Una tara genetica, un problema di psicologia clinica… o le materie sono state forse insegnate male?

 

Una domanda che ci si dovrebbe fare è: ma perché a 150 anni circa dall’introduzione del metodo scientifico nella medicina, le pseudomedicine non si sono estinte? Perché la loro influenza sociale e il loro peso sulla salute pubblica hanno fluttuato nei decenni, ma senza scendere sotto una soglia di sicurezza, e oggi sembrano riemergere in modo preponderante? Si può provare a rispondere, qui in modo telegrafico, a queste domande inquadrando il fenomeno in una prospettiva storica.

 



Sciamano Tuvan, 1900 circa, Impero russo (foto di Paukrus via Flickr)


 

Gli psicologi cognitivi hanno dimostrato che l’evoluzione del nostro cervello ha premiato la creduloneria, la disponibilità a fidarsi e farsi imbrogliare, l’avversione ai rischi; piuttosto che l’uso della logica, il controllo dei fatti e la disponibilità al cambiamento. I nostri antenati si sono curati con metodi empirici, spesso pericolosi, e hanno coltivato credenze magico-superstiziose sulle malattie, da sempre. E ancora faremmo così, se non frequentassimo le lezioni di scienza a scuola e non avessimo introdotto lo stato di diritto. Fino agli inizi dell’Ottocento la medicina non aveva praticamente cure: le teorie umorali ippocratiche, che ancora dominavano il pensiero clinico, avevano abbandonato la superstizione, certo, ma i quattro umori non esistevano. L’umoralismo medico occidentale nasceva grosso modo in una finestra temporale che vedeva evolvere laicamente anche la medicina tradizionale cinese o quella indiana (ayurvedica). A partire dal Settecento, la scienza sperimentale in occidente spazzava via la dottrina degli umori, cambiando la vita delle persone perché cominciava a curare davvero o a prevenire alcune malattie, mentre in oriente hanno continuato a coltivare vaghe intuizioni senza un senso di efficacia. La medicina tradizionale cinese e quella ayurvedica non hanno basi scientifiche e sono anche rischiose per la salute.

 

Prima della medicina scientifica le pseudomedicine non erano troppo diverse dalla medicina studiata all’università, solo che i medici avevano già un’etica benevola, la quale raccomandava prima di tutto di non far del male. I ciarlatani di ogni tempo sono manipolatori, narcisisti ed egoisti – a livelli spesso patologici. Nelle prima fasi di sviluppo della medicina efficace, paradossalmente, le pseudomedicine dolci, come l’omeopatia o le varie forme di mesmerismo, si diffusero o aumentarono il loro successo, in quanto erano i tempi della medicina eroica, dove i medici prendevano rischi in ambito chirurgico o insistevano a somministrare salassi e purghe. Andrebbe ricordato che prima del 1850 circa non esisteva l’anestesia, e prima del 1880 circa l’antisepsi non prende piede nelle sale operatorie. Quindi un medico omeopata era preferibile, intuitivamente ma a volte non solo, a uno aggressivo e un po’ macellaio.

 

In pochi sanno che le vaccinazioni discendono da idee magiche e che sono imparentate con la dottrina omeopatica. Del resto, molte idee divenute scientifiche nascono dal pensiero magico. Fino agli anni Ottanta dell’Ottocento alcune scuole omeopatiche rivendicavano di aver inventato loro le vaccinazioni, ma poi hanno prevalso le scuole che invece condannavano le vaccinazioni come pericolose o mortali. Nel corso dell’Ottocento la battaglia tra pseudomedicine e medicina scientifica fu molto accesa e furono anche inventati i primi criteri per testare l’efficacia degli pseudotrattamenti, che poi diventeranno i moderni trial clinici randomizzati in doppio cieco. Di fatto nella prima metà del Novecento le psedomedicine ridussero la loro influenza sociale. Ma non per merito dei medici, bensì degli imprenditori farmaceutici, i quali investivano denaro per produrre medicine sicure e possibilmente efficaci, per cui chiesero e ottennero dai governi di dettare regole del gioco trasparenti, cioè leggi per controllare la sicurezza dei farmaci e degli alimenti, ovvero per mettere al bando le pseudocure tossiche o ingannevoli.

 



Guaritori indigeni creano talismani a Chinchero, Perù. (foto Cielle Cindy Backstrom via Flickr)


 

Perché oggi le pseudomedicine riemergono, soprattutto in paesi come l’Italia? I motivi sono diversi. Intanto se le persone non studiano un po’ di scienza e non si fidano del governo, si comportano in modi superstiziosi e complottisti, per cui cadono facilmente nelle mani dei ciarlatani. Poi ci sono molte persone con un’istruzione umanistica che si vantano di non “credere” alla scienza e coltivano filosofie orientali, soggettiviste, spiritualiste. In Italia ci si vanta di vivere nella patria della cultura umanistica, intendendo però letteratura, arte, cinema, e dimenticando che anche la scienza è parte della cultura umanistica e oggi il sapere scientifico è la forma di conoscenza umanamente migliore di cui disponiamo. Sono soprattutto queste persone sempre snob e saccenti, o chi pur non istruito cade nella rete di qualche setta, che consumano medicine alternative. E possono permettersi di farlo perché la medicina scientifica riesce a tenere sotto controllo le malattie globalmente, quindi anche a loro vantaggio.

 

Inoltre, se stanno davvero male e le pseudocure non funzionano c’è sempre la rete di sicurezza dell’ospedale pubblico. C’è anche un aspetto più triste della vicenda. Oggi non si muore quasi più di morte acuta, a causa di un parto o di un’infezione, ma si muore di morte degenerativa. La medicina tiene in vita persone con malattie rare, gravi e incurabili, che prima morivano, e i medici promettono l’immortalità o invitano a invecchiare il più possibile. In questo scenario, la disperazione e i cortocircuiti psicologici rappresentano un terreno fertilissimo per i ciarlatani che vendono pseudomedicine.

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