LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili
il vertice
La convergenza tra europei, americani e ucraini sulle garanzie a Kyiv
A Parigi la Coalizione dei volenterosi mette nero su bianco garanzie di sicurezza a lungo termine, una forza multinazionale dopo il cessate il fuoco e il backstop degli Stati Uniti. Un passaggio politico che segna la fine delle ambiguità e il ritorno di Washington al centro dell’architettura di deterrenza contro Mosca
Parigi. I 35 stati membri della Coalizione dei volenterosi hanno incontrato gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner oggi a Parigi per una riunione che segna una svolta nel sostegno a Kyiv. Perché mette nero su bianco la volontà di una cooperazione euro-americana nel fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza a lungo termine. “Questa riunione segna un notevole passo avanti verso una pace solida e duratura”, ha detto in conferenza stampa il presidente francese Emmanuel Macron, accanto al suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky. La riunione di Parigi “riconosce una convergenza tra i 35 paesi della Coalizione dei volonterosi per costruire solide garanzie di sicurezza” per Kyiv, ha proseguito Macron, annunciando la creazione di “una cellula di coordinamento che consentirà di integrare pienamente tutte le forze armate competenti e di coordinare la Coalizione dei volonterosi, gli Stati Uniti d’America e l’Ucraina”.
Macron, Zelensky e il primo ministro britannico Keir Starmer hanno firmato una dichiarazione di intenti per il dispiegamento di una “forza multinazionale” dopo un eventuale cessate il fuoco. Una forza che beneficerà di un “impegno statunitense a sostenerla” in caso di attacco russo dopo la tregua. “Sulla base di tutto il lavoro svolto negli ultimi mesi, abbiamo consolidato il nostro approccio con l’istituzione di meccanismi di monitoraggio del cessate il fuoco che saranno posti sotto la guida degli Stati Uniti”, ha dichiarato Macron, “ma con il contributo di diversi stati che hanno manifestato la loro disponibilità”. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita alcune fonti, l’esercito americano guiderà il monitoraggio ad alta tecnologia di qualsiasi linea di cessate il fuoco in Ucraina per stabilire l’attribuzione di possibili violazioni dei piani negoziati da Kyiv e dai suoi alleati. Il monitoraggio, scrive il Ft, sarà attuato tramite sensori, droni e satelliti. La firma della dichiarazione d’intenti “apre la strada a un quadro giuridico in cui (i militari, ndr) potrebbero essere dispiegati per garantire la sicurezza” del territorio ucraino, ha affermato Starmer subito dopo l’intervento di Macron. La Francia e il Regno Unito potrebbero installare “hub militari” in Ucraina, ha aggiunto Starmer, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato che truppe tedesche potrebbero partecipare alla forza multinazionale, ma fuori dall’Ucraina.
Prima dei colloqui con Steve Witkoff, l’inviato speciale del presidente americano Donald Trump, e Jared Kushner, il genero dell’inquilino della Casa Bianca, Macron e Zelensky hanno avuto un incontro separato all’Eliseo. “La diplomazia e l’aiuto reale devono andare di pari passo. La Russia non smette di colpire il nostro paese, e ora abbiamo bisogno di rafforzare la difesa aerea per proteggere la nostra gente, le nostre comunità, le infrastrutture critiche. Ogni fornitura di missili per la difesa aerea salva vite e rafforza le possibilità per la diplomazia. Proprio per questo, ogni incontro deve produrre un risultato concreto – nuove decisioni sulla difesa aerea, nuovi pacchetti di aiuti, nuove capacità per proteggere i nostri cieli”, ha scritto su X Zelensky, accompagnato a Parigi dal suo capo di gabinetto Kyrylo Budanov.
Alla vigilia della riunione, l’entourage di Macron aveva insistito sulla “convergenza” tra europei, americani e ucraini in merito alle garanzie di sicurezza a Kyiv. Una convergenza che dieci mesi fa era tutt’altro che scontata, dopo l’attacco del vicepresidente americano J. D. Vance all’Europa nel quadro della Conferenza di Monaco sulla sicurezza e la lite in mondovisione nello Studio Ovale tra Trump e Zelensky, che lasciavano immaginare un disimpegno da parte degli Stati Uniti.
Il vertice di oggi, che ha riunito 35 paesi, 27 dei quali rappresentati da capi di stato o di governo, e i vertici della Nato e dell’Ue, è il coronamento di un anno di sforzi diplomatici da parte di una coalizione che era inizialmente un formato prettamente europeo. Ma si è ampliata progressivamente, includendo la partecipazione di alcuni paesi dell’Indo-Pacifico, e oggi ha incassato la preziosa promessa del backstop americano.