Roma Capoccia

Linea Bettini: nella capitale il campo largo è tutto per il No

Gianluca De Rosa

Anche chi nei mesi scorsi aveva espresso dubbi, come l’assessore Onorato e la consigliera Michetelli, si conforma

Non ci sono eccezioni. In Campidoglio il campo largo è compatto e questo fine settimana, al referendum sulla separazione delle carriere, voterà No. La linea di Goffredo Bettini, ideologo del Pd, soprattutto a Roma, ha attecchito a Palazzo Senatorio. La pensano tutti come lui: merito a parte, è tempo di dare una spallata a Giorgia Meloni. Il sindaco Roberto Gualtieri lo ha ribadito ieri in piazza del Popolo, dove ha raggiunto Elly Schlein, Giuseppe Conte e gli altri leader del campo largo, per invitare i romani a fare altrettanto e votare No. Con la fascia tricolore indosso ha arringato i presenti: “Dobbiamo difendere con le unghie e con i denti l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dalla politica. I cittadini lo hanno capito e andranno a votare No, anche tanti elettori di centrodestra. Non permettiamo che la Costituzione sia manomessa a colpi di mano a maggioranza”. Con lui in piazza c’erano anche diversi assessori e consiglieri della maggioranza. Non per tutti, però, la decisione è stata rapida e indolore. Alessandro Onorato, assessore allo Sport e Turismo e ideatore di Progetto civico, lo aveva detto proprio al Foglio qualche tempo fa: “La riforma della giustizia non è un tabù. Dirò Sì se Meloni non politicizza il voto. Mi dispiace che in Italia non si riesca mai ad affrontare un referendum o una riforma discutendone il contenuto”. Poi, evidentemente, la piega presa dalla campagna elettorale lo ha convinto che non ci fossero spazi per la mediazione: o di qua o di là. Anche il resto degli assessori in Campidoglio, d’altronde, è allineato. E lo stesso vale per i gruppi di Pd, M5S, Avs, e persino per i renziani di Iv, in Assemblea capitolina. Anche se c’è chi qualche tentennamento lo ha avuto.

Come Cristina Michetelli, consigliera Pd e avvocata cassazionista, che in passato ha svolto anche ruoli all’interno della Camera penale della capitale. Tra i suoi colleghi in Assemblea capitolina c’è chi giura che, negli scorsi mesi, lei stessa abbia confessato le sue difficoltà: “Come faccio, da avvocato, a votare No?”. Lei però, contattata dal Foglio, smentisce categoricamente queste ricostruzioni: “Seguo la linea del partito, sono sempre allineata alla mia segretaria. Oggi sono in piazza con lei e il sindaco”. Di sicuro, pochi giorni fa era stata proprio lei, nel ruolo super partes di moderatrice, a organizzare un dibattito per confrontare le ragioni del Sì e quelle del No, con due esponenti di rilievo delle organizzazioni che dividono il suo impegno: il Pd e il mondo forense. Per i dem (e per il No) c’era il braccio destro di Elly Schlein e capogruppo al Senato, Francesco Boccia, mentre a rappresentare i penalisti (e il Sì) c’era l’ex presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza.

 

Un evento non troppo diverso da quello organizzato dal presidente Pd del V Municipio, Daniele Torquati. Uno di quelli che, tra i dem, ha preferito mantenere un profilo istituzionale, anche se voterà No, seppur con una linea critica verso l’eccessiva politicizzazione del voto fatta anche dal Pd: “In Municipio – racconta – abbiamo organizzato un incontro bipartisan con Giovanni Bachelet, che presiede il comitato per il No, e la compagna di Enzo Tortora e presidente del comitato dei cittadini per il Sì Francesca Scopelliti. Io personalmente – prosegue – sono fermamente convinto che la separazione delle carriere sia corretta, ma non mi convincono il sorteggio e i metodi scelti per la composizione dei nuovi Csm. Una riforma della magistratura va fatta, ma questa non è quella giusta. Non avrei avuto problemi, altrimenti, a esprimermi in difformità dal mio partito. Credo comunque che la gente si sia stancata di dibattiti urlati e densi di propaganda: per questo, da presidente di Municipio, ho preferito organizzare un confronto come quello dell’altro giorno”.