Roma Capoccia

Dirigenti regionali senza requisiti. Il Pd fa ricorso alla Corte dei conti

Gianluca De Rosa

Una senternza giudica "priva di requisiti" la nomina del direttore della Protezione civile regionale Massimo La Pietra. Mentre il tribunale civile condanna la regione a risarcire 225 mila euro a un altro dirigente che si è visto sorpassato alla guida del dipartimento Agricoltura da un collega con meno titoli. Valeriani (Pd): "Con Rocca entrano solo ex Croce Rossa e fedelissimi di FdI"

Roma. “Un caso può essere un errore, ma tre ci dicono una cosa chiara: per diventare dirigente in regione con Francesco Rocca presidente bisogna essere o ex dipendenti della Croce Rossa o fedelissimi di Fratelli d’Italia”, dice Massiliano Valeriani, consigliere regionale del Pd ed ex assessore della giunta Zingaretti. Insieme ai colleghi delle altre opposizioni (Iv, Avs e M5s) è pronto a presentare un esposto alla Corte dei Conti contro la nomina del direttore della Protezione civile regionale Massimo La Pietra. La scorsa settimana, durante una commissione regionale Trasparenza, l’organo di controllo del Consiglio regionale presieduto proprio da Valeriani, è infatti stata analizzata una sentenza del tribunale del lavoro di Roma sul ricorso di un dipendente della regione. All’interno della decisione il giudice ha stabilito che: “Il candidato esterno La Pietra, è privo dei requisiti richiesti dall’avviso pubblico” e per questo “avrebbe dovuto essere escluso dalla procedura”.


La Pietra è un ex dipendente della Croce Rossa, per anni guidata proprio dall’attuale presidente della regione Francesco Rocca. In sintesi, La Pietra ha vinto la selezione per il ruolo di direttore della Protezione civile pur non avendo uno dei requisiti essenziali previsti: l’esperienza almeno quinquennale in una posizione dirigenziale della pubblica amministrazione. Diversi altri candidati sono stati esclusi da quell’avviso proprio per l’assenza di questo requisito. La maggioranza ha preso tempo dicendo che si tratta di una sentenza solo di primo grado. “Ma non significa nulla”, dice Valeriani. “Inoltre dopo questo pronunciamento chiunque potrebbe fare ricorso contro atti regionali firmati da La Pietra. Si espone la regione a un rischio di contenzioso enorme”.
Ma c’è di più. Secondo Valeriani all’interno della burocrazia regionale già si intravedono almeno due casi simili e sui quali il consigliere dem ha già convocato le prossime due sedute della commissione Trasparenza (il 10 e il 19 marzo prossimi). Il primo riguarda la nomina del nuovo direttore del dipartimento Agricoltura e Sovranità alimentare della regione. In questo caso non è la nomina a essere illegittima. Roberto Aleandri, il dirigente nominato, ha tutti i requisiti per ricoprire quel ruolo. A quella selezione però partecipò anche un altro dirigente, Roberto Ottaviani, che aveva caratteristiche migliori. O almeno così ha stabilito con una sentenza il Tribunale civile di Roma che ha condannato la regione a un risarcimento di 225 mila euro, più spese legali e interessi, per risarcire Ottaviani. Secondo i giudici infatti la Commissione regionale ha violato i principi di correttezza, buona fede e imparzialità con valutazioni irragionevoli e contraddittorie: a Ottaviani (13 anni di incarichi apicali) è stato dato lo stesso giudizio di Aleandri, che non aveva mai ricoperto incarichi apicali, né si era mai occupato delle materie oggetto del bando (agricoltura, caccia, pesca). C’è infine il caso dell’Asp Sant’Alessio: “E’ una delle strutture più importanti d’Italia - dice Valeriani - e la sua direzione generale è stata affidata a Massimo Canu, uno psicologo a cui la destra ai tempi di Alemanno sindaco a Roma aveva affidato l’agenzia sulle tossicodipendenze. Anche in questo caso manca il requisito dei cinque anni di esperienza dirigenziale. Anche se, almeno per ora, non c’è una sentenza ad averlo sottolineato”.