Roma Capoccia

Accordo FdI-Pd: riforma Roma Capitale rinviata per referendum

Gianluca De Rosa

I meloniani hanno bisogno dei voti dei dem per approvare la riforma costituzionale che farà legiferare il Campidoglio evitando un altro referendum dall'esito nefasto. Ma l'emendamento "autonomista" della Lega ha spaccato il Pd e il campo largo (Avs e 5 stelle sono contrari al ddl costituzionale). Così sarà tutto rinviato a dopo il voto sulla riforma Nordio

Alla fine l’accordo c’è: per la riforma costituzionale di Roma Capitale è tutto rinviato. Se ne riparlerà dopo il referendum sulla riforma Nordio. La maggioranza, dopo un iniziale diniego, ha infatti accolto ieri la proposta del Pd che chiedeva di rinviare la discussione degli emendamenti al provvedimento, che si trova in questo momento nella commissione Affari costituzionali della Camera, alla settimana prossima. Un rinvio strategico per arrivare alla discussione e approvazione in Aula del ddl di riforma costituzionale a dopo il referendum. I dem sono per lo più favorevoli alla riforma che trasforma Roma in una sorta di nuova regione, il sindaco Roberto Gualtieri ne ha condiviso la redazione, ma non vogliono spaccare né il campo largo, né il partito. E soprattutto vogliono evitare che questa eventuale spaccatura avvenga prima del voto sul referendum sulla riforma della giustizia. I parlamentari di Avs e M5s infatti sono contrari al ddl. E anche qualcuno dentro il partito di Schlein la vede come loro. Con il rinvio dell’esame degli emendamenti in Commissione a martedì prossimo sarà praticamente automatico anche il rinvio della discussione in Aula, inizialmente previsto per il prossimo 9 marzo. E’ probabile invece, a questo punto, che la discussione slitti a dopo il referendum come richiesto dal Pd. Ieri anche il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, il forzista Nazario Pagano ha presentato alla presidenza dell’Aula una richiesta in tal senso. In questo modo il Pd (o un suo pezzo) si troverà a votare in Aula con la maggioranza dopo la scadenza referendaria sulla riforma Nordio considerata fondamentale dal Nazareno.

 

E d’altronde anche per la maggioranza era necessario mediare con le richieste dell’unico partito del campo con una consistente truppa parlamentare in teoria favorevole alla riforma. Solo così infatti si potrà approvare la legge di revisione costituzionale con la maggioranza qualificata dei due terzi prevista dall’articolo 138 della Costituzione per evitare il referendum che su più poteri e risorse alla capitale rischierebbe di avere un esito scontato e nefasto (altro che referendum sulla giustizia). Insomma, FdI ha bisogno che anche il Pd voti la legge.

 

La legge di revisione costituzionale prevede una modifica dell’articolo 114 della Costituzione che consentirà alla capitale di legiferare come una regione su dodici materie: trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale. Assecondando le richieste della Lega sarà inserita anche una norma per consentire di attribuire agli altri comuni capoluogo delle città metropolitane “specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. E’ questo intervento che ha generato alcune crepe anche dentro al partito di Schlein.

 

In parallelo alla riforma costituzionale è già attivo un tavolo tecnico per la legge ordinaria che dovrà attuare la riforma dove siedono, oltre a Roma Capitale, gli uffici legislativi dei ministeri coinvolti e dei dipartimenti Affari regionali e Riforme di Palazzo Chigi.

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