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Roma Capoccia
Buone notizie dai dati di Unindustria: Roma e il Lazio crescono più del resto d'Italia
Nel 2024 la crescita del pil regionale arriva all’1,2 per cento, quasi il doppio della media nazionale. A trainare l’economia laziale è soprattutto l’industria, che contribuisce per quasi il 60 per cento alla crescita complessiva
Il Lazio corre più veloce del resto del paese. Nel 2024 la crescita del pil regionale arriva all’1,2 per cento, quasi il doppio della media nazionale. Una dinamica che, secondo Unindustria, dovrebbe proseguire anche nel 2025, seppure su ritmi più contenuti. A trainare l’economia laziale è soprattutto l’industria, che contribuisce per quasi il 60 per cento alla crescita complessiva. I dati sono stati presentati ieri mattina a Roma dal presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo, durante una conferenza stampa al St. Regis Hotel. “Se l’industria avanza con un passo più deciso, la crescita è più solida”, ha detto Biazzo, rivendicando il ruolo del piano industriale del Lazio, che “si sta dimostrando una piattaforma valida” grazie alla convergenza di contributi e a “un impegno istituzionale chiaro”.
Unindustria sta lavorando all’aggiornamento del piano per il 2026, che sarà presentati tra febbraio e marzo. La struttura economica regionale resta competitiva. Il manifatturiero continua a essere trainato dalle esportazioni: nei primi tre trimestri del 2025 l’export cresce del 14 per cento, contro il +3,6 nazionale. Positivi anche i dati sull’occupazione, entrambi migliori della media italiana, anche se, ha ricordato Biazzo, “dobbiamo ancora crescere per garantire una occupazione più diffusa e di qualità”. Per il presidente di Unindustria “c’è un metodo Lazio che funziona”, fondato su una collaborazione tra regione e Campidoglio. Resta centrale il nodo delle infrastrutture: Rieti, Viterbo, Frosinone, Latina, Cassino, Aprilia e Civitavecchia devono essere collegate tra loro e con Roma in un ora, completando opere strategiche come Salaria, Cassia, Orte-Civitavecchia e Roma-Latina. Con l’uscita dal Pnrr, il 2026 sarà un passaggio cruciale. Gli investimenti delle multinazionali, aumentate da 133 a 148 in un anno,fanno ben sperare. Restano però nodi delicati, dall’automotive di Cassino al phase-out della centrale a carbone di Civitavecchia, su cui Unindustria chiede interventi rapidi e coordinati.