Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative

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Il Campidoglio vuole comprare case popolari dai privati. Parla l'assessore Zevi

Maria Carla Sicilia

Pubblicato il bando per acquistare alloggi da destinare all'edilizia residenziale pubblica. Potranno partecipare anche i proprietari di alcuni palazzi occupati e i costruttori che hanno immobili invenduti. Zevi: “Sosteniamo il mercato aiutando i fragili”

“Facciamo ripartire il mercato immobiliare a Roma pensando prima di tutto ai più fragili”. Secondo l’assessore al patrimonio e alle politiche abitative Tobia Zevi, uno degli aspetti più interessanti del bando che Roma Capitale ha pubblicato la scorsa settimana per comprare appartamenti dai privati e trasformarli in case popolari è questo. E tanto basta per tenere insieme il mondo dei costruttori e quello dei movimenti di lotta per la casa, gli interessi dei 15 mila nuclei che aspettano l’assegnazione di un alloggio popolare e anche quelli del Campidoglio. Una sintesi che trova già la sua cornice nel Piano strategico per l’abitare approvato a luglio dall’assemblea capitolina, che esprime la politica abitativa della giunta Gualtieri di cui questo bando è uno dei tasselli.

Per spiegare la visione l’approccio non può che essere pragmatico: “Sono fermamente convinto che le soluzioni per la città passino dalla collaborazione virtuosa tra pubblico e privato, non solo in ambito abitativo. L’importante è che il pubblico abbia chiaro l’obiettivo: il nostro è avere più case popolari e fare vivere meglio le persone”, dice l’assessore al Foglio, che rivendica “l’effetto collaterale positivo”, cioè quello di contribuire al rilancio del mercato immobiliare della città, che nel 2023 ha registrato compravendite inferiori rispetto all’anno precedente. L’effetto diretto, invece, dovrebbe essere quello di “una totale rivoluzione rispetto a come sono stati pensati i quartieri di edilizia popolare nella storia”: non più una concentrazione di grandi palazzoni in periferie ma case popolari diffuse. Perché gli alloggi che il Campidoglio intende acquistare dovranno essere preferibilmente in quartieri centrali o semi-centrali, in condomini misti e non troppo grandi, nuovi ed efficienti.

Così, con lo stesso pragmatismo Zevi spiega perché il bando sia aperto anche all’acquisto degli edifici che oggi sono occupati dai movimenti per la casa: “Abbiamo un enorme problema a Roma che sono le grandi occupazioni a scopo abitativo. Il prefetto ci chiede di sgomberare e restituire gli immobili al legittimo proprietario ma dobbiamo anche rispettare le sentenze che impongono di tutelare i fragili. Con questo bando, se i proprietari vorranno partecipare, potremo risolvere alcune di queste situazioni ripristinando la legalità”. Per fondi di investimento, banche e altri privati vari che da anni si ritrovano a gestire centinaia di famiglie che vivono nelle loro proprietà senza corrispondere un affitto è un’occasione. Per i movimenti di lotta per la casa – qualora l’operazione andasse a buon fine – potrebbe essere una vittoria. Ma il piano è di lungo termine. Il bando resterà aperto fino a febbraio, raccolte le manifestazioni di interesse i privati dovranno impegnarsi a tenere il prezzo d’offerta bloccato per cinque mesi, durante i quali Roma Capitale potrà stilare la sua graduatoria sulla base dei criteri stabiliti e valutare le offerte. I primi acquisti potrebbero concludersi tra un anno. Le risorse non sono un problema: il Comune può farsi carico dell’investimento a debito. Anzi, l’effetto positivo sarebbe quello di razionalizzare la spesa, perché l’auspicio è anche acquistare le case popolari di cui il Comune non è proprietario ma affitta da decenni. I vantaggi sono due: “Il primo – spiega Zevi – è ridurre la spesa corrente, perché se acquistassimo le case di cui oggi paghiamo l’affitto quella spesa si trasformerebbe in investimenti a debito, permettendo una gestione più efficiente del bilancio. Il secondo, diventandone proprietari, è essere più efficienti dal punto di vista della manutenzione e degli interventi”. 

Se da una parte ci sono i movimenti di lotta, dall’altra ci sono i palazzinari. Fatta eccezione per i proprietari degli immobili occupati, gli altri privati che vorranno partecipare al bando dovranno offrire un pacchetto di almeno 25 alloggi. Un favore ai costruttori? Zevi risponde citando don Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas di Roma: “Non è giusto vivere in una città piena di case senza persone e di persone senza casa. Per questo vogliamo provare a colmare questo gap: da una parte recuperiamo un po’ dell’invenduto – che deve rispettare i criteri innovativi che abbiamo individuato – dall’altra diamo una risposta alle migliaia di persone che rischiano di finire per strada o vivono in condizioni precarie e di illegalità”. Uno sguardo ai numeri aiuta a capire la dimensione del problema. 

L’offerta di edilizia residenziale pubblica, tra Comune e Ater, è di 75 mila case e di queste il circa l’8 per cento sono occupate abusivamente oppure in via di sanatoria. Ad attendere un alloggio sono invece 15 mila nuclei familiari iscritti in graduatoria e le assegnazioni – in grande ripresa – quest’anno dovrebbero essere circa 500. Nel suo piano il Campidoglio si è dato come priorità  l’aumento delle case popolari, evitando  nuove costruzioni e cercando di agire sulla riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico. Il target sarebbe avere 1.500/2.000 alloggi in più. Ma l’auspicio è un altro: “Spero che la partecipazione del mercato sia alta e che si possano acquistare più case possibili”, dice Zevi. “L’emergenza sociale e abitativa aumenta e noi dobbiamo correre. Attraversiamo una fase abbastanza drammatica dal punto di vista sociale nella nostra città e la casa è una delle grandi trincee in cui ci troviamo a combattere. Dobbiamo dare più risposte sapendo che quelle di prima non sono sufficienti”. La partecipazione dei privati alla manifestazione pubblica, tuttavia, non è scontata. Il bando è forse il primo di questo tipo pubblicato da un’amministrazione comunale e i possibili intoppi non mancano. Non tanto nell’acquisto di interi condomini – tra occupazioni e invenduto – quanto nell’obiettivo di comperare alloggi in palazzi dove già vivono altri privati. “Vorremmo convincere le persone che avere come condomino Roma Capitale non è una sòla ma un’opportunità. La sfida che lancio a me stesso e agli uffici dell’amministrazione comunale è quella di essere i condomini più efficienti e presenti: dobbiamo essere seri fino in fondo in questa impostazione innovativa che abbiamo scelto. Se il progetto va come immaginiamo, cambieranno il volto della città e la vita di chi vive  in difficoltà”. Auguri. 
 

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  • Maria Carla Sicilia
  • Nata a Cosenza nel 1988, vive a Roma da più di dieci anni. Ogni anno pensa che andrà via dalla città delle buche e del Colosseo, ma finora ha sempre trovato buoni motivi per restare. Uno di questi è il Foglio, dove ha iniziato a lavorare nel 2017. Oggi si occupa del coordinamento del Foglio.it.