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L'Esquilino non avrà il bosco verticale ma ha i Servizi orizzontali

Istantanee dall'inaugurazione della nuova casa degli 007. Guasti tecnici, buche tappate e cittadinanza contenta

9 Maggio 2019 alle 11:49

L'Esquilino non avrà il bosco verticale ma ha i Servizi orizzontali

La nuova sede dei Servizi segreti italiani

Roma. Finalmente l’Esquilino ha la sua gentrificazione. Il disgraziato quartiere romano nei pressi della stazione, sempre in attesa di utenti e residenti un po’ comme il faut, ha visto lunedì l’inaugurazione della nuova sede dei Servizi segreti. Finalmente dunque asfaltature, buche tappate, e addirittura bandiere che garriscono, e il presidente della Repubblica. Wow.

 

A piazza Dante, il maestoso edificio umbertino delle Casse di risparmio postali diventa ufficio unificato di Dis, Aise e Aisi, tutte insomma le spie per la prima volta riunite sotto un unico tetto: col più grande trasloco di burocrazie ancorché segrete della storia repubblicana. Trasloco con soprelevazione, argentea, sulla candida struttura, disegnata nel 1914 dal Genio civile e dall’architetto Rolland, progettista del teatro-cinema Adriano e papà del grande Luigi Moretti, archistar razionalista a chilometri zero che nacque e tutta la vita abitò qui nel quartiere (ma il papà efferato non gli trasmise il nome). Il palazzo, un dado di cento metri per lato, alto 28, era “un monumento della nuova Italia all’operosità ed all’avvenire del suo popolo” come proclamò all’epoca il sottosegretario alle Poste Augusto Battaglieri, con l’Esquilino che doveva essere una specie di Porta Nuova per la Roma umbertina, simile per energie e speranze alla Milano rombante di oggi.

 


 

Il premier Giuseppe Conte all'inaugurazione della nuova sede dei Servizi segreti (foto LaPresse)


  

Ma a Roma l’unica gentrification possibile è di stato. In mancanza di Design o Fashion Week abbiamo invece questa Secret Service Week, non meno chic. Un fuorisalone delle Spie, con cerimonia top: ambasciatori militari cardinali si sono dunque riuniti alle 17 di lunedì, mentre berline pattinavano sugli asfalti sontuosi senza una buca – rarissimi a Roma. Espletati i metal detector e le vaste procedure di sicurezza – siam pur sempre nella sede dei Servizi – gli augusti invitati venivano riuniti sotto un mega gazebo bianco, con precedenze e placement come alle più fondamentali sfilate. I cronisti, in ultima fila, vicini a un fontanone tipo Giò Pomodoro, a forma di mondo, che sprizzava acqua nel vento gelido, vicino a rampe che forse immettono al leggendario garage sotterraneo già rifugio antiaereo durante la Seconda guerra mondiale (ecco perché in tutta Roma ci sono cartelli che indicano “piazza Dante”, frequenti almeno come quelli “Auditorium”).

 

Sotto il fatale gazebone, a differenza che alle sfilate milanesi, è però vietato fare foto di ogni tipo. Niente Instagram, e chi trasgredisce viene subito beccato dalle decine di funzionari solertissimi (del resto, siamo tra spie); intanto la Banda interforze suona motivi vari: la marcia dell’Aida, Fratelli d’Italia, God Save the Queen, la Marsigliese. In prima fila l’ex premier Mario Monti, che si alza per salutare il sindaco Raggi dietro di lui, mentre sulla Cavalleria Rusticana arriva il presidente del Senato, Casellati. Veltroni abbronzatissimo saluta tutti. Entra il presidente della Camera, Fico. In prima fila, ancora, il volto umano del governo, il sottosegretario Spadafora, accanto al ministro della Giustizia Bonafede e alla ministra della Difesa, Trenta. Curiosamente non c’è Salvini né alcuno dell’Interno (che pure sarebbe roba un po’ loro, la sicurezza. Ma il Capitano sta a farsi le stories con Padre Pio).

 

Militari stellatissimi vengono molto omaggiati, più di Anna Wintour. Cardinali fanno baciamano. I colleghi delle agenzie di stampa: “Che titolo facciamo? ‘Io faccio Servizi due punti’”. A un certo punto la musica cessa di colpo ed entra il presidente Mattarella. Poi il premier Conte fa un discorso col suo vocione da Fred Bongusto. Segue cerimonia con cui i vertici della Cassa depositi e prestiti consegnano ai Servizi le chiavi del palazzo. Gli altissimi membri del Servizio informazioni della Repubblica sottolineano l’impegno di portare a termine il cantiere (dieci anni!) e orgogliosamente rimarcano i record: il palazzo occhiuto ospiterà mille 007; e ha giustamente 1.000 finestre (una a testa, chissà che spesa di serramenti). Tutto è realizzato con le più alte tecnologie, “siamo in mezzo a duemila chilometri di cavi di fibra ottica”, in un “palazzo ecosostenibile destinato a durare duecento anni”. Perfino l’invito è su “smart card”. E però ecco in agguato lo spettro d’ogni inaugurazione, “il guasto tecnico”, per cui il maxischermo che dovrebbe magnificare la cerimonia stessa non funziona.

 

Parte allora una voce di sottofondo che spiega, tipo Istituto Luce: “E adesso il capo del governo premia l’operaio più anziano del cantiere!”, e va su un commosso e robusto signor Gerolamo Brutto, a prender l’onorificenza da Conte. Omaggio anche alla cittadinanza esquilina che ha sostenuto questo “progetto partecipato”. Parte il coro delle voci bianche di Santa Cecilia. C’è un brindisi, e cessa la cerimonia. I cronisti vengono guidati all’uscita perdendosi un poco nei meandri del palazzo. Se ne approfitta per ammirare avveniristiche lampade a led. Ci sono anche delle bombolone enormi e cavi misteriosi, siamo nella stanza dei bottoni. O dei bomboloni. Si può registrare anche un’evoluzione nel Gusto spionistico, forse: negli anni Novanta l’archistar dei Servizi, quell’Adolfo Salabè all’epoca celebre, 007 con passione dell’arredo che accompagnava dai tappezzieri Marianna Scalfaro figlia del presidente della Repubblica, aveva creato un’estetica dei servizi più classica. “Sobrio, elegante, inglese, un po’ datato”, viene definito lo stile di questo architetto in “Premiata ditta servizi segreti”, di Paola Bolaffio e Gaetano Savatteri (Arbor Editore). “Librerie in massello, colori scuri, rossi antichi, drappi ma nessuna pesantezza, tessuti delicati e costosi, tende lunghe fino al pavimento, fratine cinquecentesche”; era lo stile di quegli anni. Oggi siamo più sul decostruttivismo international style. L’Esquilino non avrà il Bosco verticale ma ha i Servizi orizzontali. L’attico vitreo rifulge sul tetto tra le fibre ottiche. Fuori, le nuove strisce blu appena dipinte risplendono nella luce del tramonto. La cittadinanza esquilina è contenta e al contempo preoccupata: che tutti questi 007 gli portino via un sacco di posti macchina.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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