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Frongia pensa di darsi all’ippica. Il destino delle Capannelle

A Roma la campagna elettorale che vede da tempo Lega e Movimento 5 Stelle si gioca sui cavalli

27 Gennaio 2019 alle 06:10

Frongia pensa di darsi all’ippica. Il destino delle Capannelle

Foto Imagoeconomica

Roma. Dopo le buche, gli ostacoli. Dopo gli agenti, i fantini. La campagna elettorale che a Roma vede da tempo Lega e Movimento 5 Stelle ai ferri corti e il ministro dell’Interno Salvini e la sindaca Virginia Raggi in costante polemica, adesso si gioca ai cavalli. E forse soltanto Steno di “Febbre da Cavallo” avrebbe potuto sceneggiare un copione simile sapendo che dal primo gennaio Soldatino, King e D’Artagnan non corrono più a Capannelle per la serrata decisa dai gestori dell’ippodromo in protesta contro il Campidoglio e che adesso, per correre ai ripari, il Comune sta addirittura pensando gestire direttamente l’organizzazione delle corse. E’ bastato però che l’assessore allo sport Daniele Frongia ventilasse la possibilità ai rappresentanti dei lavoratori dei sindacati e delle organizzazioni di categoria che il 18 gennaio hanno manifestato in protesta sotto al Campidoglio, per far scattare i vertici romani della Lega che per bocca del capogruppo in assemblea capitolina Politi e dei dirigenti Santori e Conte hanno bocciato come “incredibile l’ipotesi di affidare ad una società in house del Comune la gestione del parco e delle attività sportive e di scommesse”. Il nome circolato sarebbe quello di Zètema, la “multi servizi” di proprietà del Campidoglio che si occupa di spettacoli cultura ed arte, ma è una strada che non pare proprio percorribile visto che, accusa la Lega, “oltre a non avere le competenze per la gestione di un impianto di tale dimensioni non ha le autorizzazioni per la raccolta delle scommesse”.

 

Un pasticcio che rischia di portare alla chiusura l’unico ippodromo rimasto nella Capitale dopo l’abbandono di Tor di Valle nel 2013. Anche perché la concessione che dal 2004 lega il Campidoglio e Hippogroup, che gestisce anche gli ippodromi di Cesena e Bologna, scade il 28 febbraio e ad oggi non è stato ancora predisposto il nuovo bando per l’affidamento di Capannelle. O meglio, in realtà la concessione sarebbe scaduta già a fine 2017 ma da allora a oggi, fra preavvisi di sfratto, proroghe e ricorsi al Tar, in Comune niente si è mosso. Fino alla decisione del Comune, a novembre, di presentare ai concessionari una richiesta di 2,5 milioni di canone annuo (quattro comprese le somme, pretese retroattivamente, relative al 2017) a fronte dei 66 mila euro pattuiti nel 2004. Da qui la rottura delle trattative e la serrata di Hippogroup che ha annullato l’attività agonistica e restituito le chiavi dell’impianto. Decisione confermata nonostante la scorsa settimana l’assessore Frongia avesse annunciato che il Comune ha deciso di annullare la richiesta dei quattro milioni di euro di canoni concessori. “Stiamo cercando di venire a capo della situazione”, ha detto Frongia. “Faremo tutto quanto in nostro potere per mantenere aperti i cancelli di Capannelle”. Ma soluzioni non se ne vedono, e il futuro dell’ippodromo e dei lavoratori sembra a rischio. Anche perché se Hippogroup dovesse lasciare l’impianto, con o senza bando, per riprendere l’attività ci vorrebbe tempo, alcuni operatori azzardano una stima di otto mesi, e un investimento milionario. Lavori e soldi che rendono improbabile l’opzione che sia direttamente il Comune a “darsi all’ippica” per salvare Capannelle. Così, in attesa di un tavolo al ministero, il prossimo 30 gennaio della questione si occuperà la commissione Sport in una apposita seduta chiesta dalla vicepresidente Svetlana Celli. “L’assessore dovrà venire a riferirci – spiega- perché è ancora stato fatto il bando per l’assegnazione di Capannelle e perché il Comune non ha lavorato con l’attuale concessionario per la presentazione di un piano economico e finanziario per gestire e ammortare i costi per gli investimenti sostenuti da Hippogroup e i canoni richiesti dal Campidoglio? La giunta Raggi vuole far morire l’ippica a Roma?” E questo, direbbe “Er Pomata” Enrico Montesano nel film di culto di Steno, sarebbe un autogol che “non s’è mai visto da quando l’uomo inventò il cavallo”.

Massimo Solani

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