Burocrazia criminogena: come l’illegalità asfissia il centro storico

C’è un rapporto pernicioso tra regolamenti scritti male, controlli discrezionali e corruzione amministrativa

21 Gennaio 2018 alle 06:08

Burocrazia criminogena: come l’illegalità asfissia il centro storico

Foto di ho visto nina volare via Flickr

A chi non è capitato, la sera, uscendo con gli amici per un aperitivo, di chiedersi perché mai alle pareti di quel locale così carino del centro si trovano appesi degli incongrui quadri, delle croste esposte e in vendita. E che dire di quelle mensole piene di libri usati, che talvolta arredano persino i tavolini? Pochi sanno che quei locali del primo municipio, quelli che frequentiamo tutti, il venerdì e il sabato sera, stanno in realtà aggirando un regolamento comunale: sono dei bar a tutti gli effetti, alcuni sono addirittura dei mezzi ristoranti, ma hanno una licenza da gallerie d’arte, da librerie, da associazione culturale, con somministrazione di cibo e bevande. Qualcuno dovrebbe controllare. Ma forse non lo fa. O lo fa, e si gira dall’altra parte.

 

Se poi, cari lettori, spingeste la vostra curiosità fino a carpire la confidenza dei proprietari e dei gestori di questi locali, scoprireste di più: chi possiede queste attività, per restare aperto, ha sviluppato un rapporto confidenziale con chi dovrebbe controllarli. Ce ne occuperemo. Per il momento ci accontentiamo di trasmettervi quanto ci viene raccontato in forma anonima. Per il momento.

 

“Regolamenti e divieti, comunali e nazionali, sono così complicati e fatti male che contengono tutti la gabola e attribuiscono a chi controlla un enorme potere di discrezionalità”, ci racconta un barbiere, che ha avuto problemi con l’insegna della sua bottega (problemi ovviamente, anche questi, risolti attraverso soluzioni trovate assieme ai controllori).

 

Come raccontiamo qui, la settimana scorsa è stato chiuso dall’Asl del I° municipio (ma ha riaperto martedì) il Mercato centrale, quello della stazione Termini, l’unico presidio occidentale e moderno in una strada, via Giolitti, tristemente abbandonata e sporcata, come racconta qui sotto Massimo Solani, da locali che a occhio nudo danno un’idea di igiene per lo meno precaria. Su via Giolitti si spalanca infatti un mondo di ristoranti cinesi, fast food halal e minimarket. All’angolo con via Cappellini c’è persino una mensa a cielo aperto. Sul marciapiede. Ma è stato chiuso il Mercato centrale per una surreale storia di mondatura di carciofi di fronte al pubblico. Ci dice Alfonso Sabella, il magistrato, l’ex assessore alla Legalità della giunta Marino: regole e leggi contorte provocano distorsioni nei controlli e sono criminogene. Lo pensiamo anche noi. “Corruptissima re publica plurimae leges”, diceva Tacito. Moltissime sono le leggi, quando lo stato è corrotto. Scriveteci: romacapoccia@ilfoglio.it

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