Atac o non Atac

Presidio radicale per evitare il depotenziamento del referendum sul Tpl, e resistenze a Cinque stelle

Marianna Rizzini

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Atac o non Atac

Roma. Un cartello bianco e nero, con la sagoma intuibile di Virginia Raggi e un enorme punto interrogativo al posto degli occhi, accompagnato dalla scritta “Quanto vale uno? #prossima fermata referendum”. E’ questa la scena che ieri si è presentata ai passanti che, davanti al Campidoglio, si imbattevano nel presidio dei Radicali italiani e di Radicali Roma. Il primo di una serie (uno tutti i pomeriggi da oggi). Obiettivo: chiedere l’indizione del referendum consultivo sull’affidamento con bando di gara europeo (dal 2019) del servizio di Trasporto pubblico locale, e l’accorpamento della consultazione con le elezioni politiche e regionali del 4 marzo. Il 4 gennaio scorso è stato approvato dalla giunta Raggi uno schema di delibera (non ancora definitiva) con cui si propone di prorogare al 2021 l’affidamento in house del Trasporto pubblico locale. Questa eventualità vanificherebbe la raccolta firme radicale durante la campagna “Mobilitiamo Roma” dell’estate scorsa non ché il referendum consultivo che il sindaco Raggi deve indire entro il 31 gennaio.

 

I Radicali, dice il segretario di Radicali italiani Riccardo Magi, chiedono ai consiglieri comunali di non votare la delibera, motivo per cui hanno presentato diffida, inviandola, oltre che al sindaco e alla Giunta, anche all’Antitrust, all’Anac e alla Corte dei conti. Si sottolinea, nella diffida, che il regolamento europeo permette la proroga dell’affidamento del Tpl oltre la scadenza del 31 ottobre 2019 soltanto nei casi di “interruzione del servizio o pericolo imminente di interruzione”. Ci dice Magi: “Se si approva la delibera si viola una normativa europea, a meno che non si dimostri che è più efficiente ed economico l’affidamento in house. E mi domando: chi è disposto, in Campidoglio, a sostenere una cosa del genere?”. Così, mentre il secondo giorno di presidio si apre, il problema si fa bifronte: sempre a fine mese scadono i sessanta giorni di proroga che il Tribunale aveva concesso per il piano di concordato preventivo Atac. Ed ecco che l’assessore alla Mobilità Linda Meleo evoca “il rischio di blocco del servizio pubblico se il concordato non va a buon fine… il nostro obiettivo è avere un servizio di trasporto pubblico in house in grado di erogare un servizio efficiente dopo decenni”. Segue “giustificazione” della delibera ora nel mirino radicale: “Ci prendiamo quattro anni per valutare come organizzare il servizio dopo il 2021…”, ha detto Meleo, dichiarando l’impossibilità di “organizzare una gara di questo tipo in due anni…”. Conclude Magi: “L’emergenza l’hanno creata e aggravata con il loro immobilismo”.

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