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Preghiera

Non chiamatelo Sud, chiamatelo Mezzogiorno

Camillo Langone

La parola Sud è generica, derivativa. Sono attratto dal Mezzogiorno vuoto: da Canosa verso l’Irpinia o quando scendo sotto Fasano, sulla statale che da Barletta sale a Potenza divento, a dirla con Cioran, “un semplice strumento del silenzio, dell’eternità o del vuoto”

Leggo libri sul Sud, anzi li sfoglio soltanto, perché mi indispettiscono, non condivido niente. Condividere poco con pochi, o pochissimo con pochissimi, è qualcosa di abituale per me: quando si tratta di vino, di ristoranti, di politica... Quando si tratta di Sud la questione è più grave: non condivido niente con nessuno. Splendido isolamento? Splendido non so, isolamento senz’altro. Nemmeno la parola Sud condivido. E’ generica, derivativa, sarebbe meglio Meridione, molto meglio Mezzogiorno, ma Sud ha vinto, sancendo la soggezione di ciò che denomina. Ho difficoltà anche con la parola Basilicata: preferisco Lucania. Perfino la parola Puglia mi infastidisce, io uso Terra di Bari, Terra d’Otranto, Capitanata. Leggo Nicola Lagioia che per evitare ciò che chiama Puglia-shire, la riduzione a colonia turistica, vorrebbe trasformare la regione in un “laboratorio culturale, politico ed economico”. Provo ribrezzo per queste parole da funzionario gramsciano, da aspirante assessore. Io sono attratto dal Sud vuoto. Non tutto il Sud lo è: quello che mi piace lo è. In autostrada subito dopo Termoli, o da Canosa verso l’Irpinia, in superstrada quando scendo sotto Fasano, sulla statale che da Barletta sale a Potenza divento, a dirla con Cioran, “un semplice strumento del silenzio, dell’eternità o del vuoto”. E mi sento bene da tremila anni.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).