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di Camillo Langone

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Per conoscere la storia non si segua Barbero, si visitino i musei, si ammirino le opere d’arte

Nel Castello Svevo di Trani ho scoperto due opere che valgono due libri, ma che dico due libri, due podcast: un quadro, “Giorno di magro” di Bezzi, e una scultura, “L’onomastico del nonno” di Barbella. Questa è l’arte, o l’arte che piace a me: conoscenza e colore, informazione e forma
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7 JAN 26
Ultimo aggiornamento: 03:57 AM
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Per conoscere la storia non si segua Barbero, si vada alle fonti, si visitino i musei, si ammirino le opere d’arte. Io per esempio sono andato a vedere “La collezione della Regina Margherita da Napoli a Trani”, nel Castello Svevo della città pugliese, di fronte al mare e alla celeberrima Cattedrale. E ho scoperto due opere che valgono due libri, ma che dico due libri, due podcast: un quadro, “Giorno di magro” di Bartolomeo Bezzi (1895), e una scultura, “L’onomastico del nonno” di Costantino Barbella (1901).
Bezzi, pittore trentino di cui ignoravo o non ricordavo l’esistenza, con il suo mercato del pesce richiama il tempo cattolicamente felice in cui il venerdì tutti si astenevano dal mangiare carne (oggi siamo in quattro gatti). Anni migliori anche dal punto di vista estetico: le donne, in questo caso le popolane di Venezia, si proteggevano dall’umidità e dal freddo con grandi scialli colorati.
Barbella, scultore abruzzese a me noto in quanto amico di D’Annunzio, con la sua tenera scenetta di vita famigliare ricorda il tempo (sempre un tempo cattolico) in cui si festeggiava l’onomastico anziché il compleanno (usanza moderna e piuttosto americana). Questa è l’arte, o l’arte che piace a me: conoscenza e colore, informazione e forma. E perciò quanta bellezza sprecata, se fra Barbella e Barbero si continua a scegliere Barbero.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).