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Preghiera

La crisi del vino è anche crisi della cultura

Camillo Langone

I ragazzi non leggono e nessuno studia più il greco e il latino. Gli unici orizzonti sono quelli del no alcol o dei superalcolici

Non mi sorprende la crisi italiana e mondiale del vino, in particolare del rosso. Mi sorprenderebbe molto il contrario, un boom di vendite. Perché sarebbe incoerente con le tendenze dell’epoca. Amici produttori mi chiedono: cosa succede? Succede quello che doveva succedere. Il vino è cultura. E a chi interessa più la cultura? Vedete forse moltiplicarsi le librerie? Vedete molti giovani leggere libri sui mezzi pubblici, sulle panchine dei parchi? Il vino è il mondo classico, è Grecia, è Antica Roma. E dove sono gli amanti del greco e del latino? Quanti citano Alceo? Quanti declamano Orazio? Il vino ovviamente è cristianesimo, fatto sacramento nel corso dell’Ultima Cena, il Giovedì Santo, oggi. Ma il cristianesimo, vedi Pioltello, non vale più la pena nemmeno per i preti. Invece i fenomeni moderni, il no alcol e il superalcol (distillati da cocktail), non richiedono conoscenza né impegno, non richiedono nemmeno un’anima. Entrambi riguardano solo il corpo, unico orizzonte del presente. Il no alcol soddisfa il salutismo, lo stolto culto del muscolo mortale, mentre i superalcolici, droga legale, concedono estasi fisica senza le complicazioni delle buone bottiglie. “Il vino sintonizza l’anima su frequenze millenarie” scrive Pietro Castellitto. Ma se l’anima non ce l’hai, e se giudichi i millenni vecchiume, del vino che te ne fai?

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).