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preghiera

La tazzina senza cucchiaino, un passaggio epocale

Camillo Langone

Da tanti anni non scioglievo zucchero nel caffè, nel tè, in niente. Però ci sono rimasto quando l’altro giorno mi è successo questo fatto incredibile

Lo zucchero è finito, i cucchiaini se ne vanno. Da tanti anni conoscevo e caldeggiavo il declino del saccarosio, la sua progressiva emarginazione nutrizionale e anche, un po’ antipaticamente, sociale (penso al fenomeno americano e non solo americano dei poveri ciccioni e dei ricchi segaligni). Da tanti anni non scioglievo zucchero nel caffè, nel tè, in niente. E però ci sono rimasto quando l’altro giorno, in un ristorante di Parma (un ottimo ristorante molto aggiornato e dunque senza camerieri, senza tovaglie, senza insegna, senza distinzione fra sala e cucina...) il caffè mi è stato portato in una tazzina senza cucchiaino. “Se vuole le portiamo lo zucchero”. In tal caso sarebbe spuntato anche il cucchiaino, immagino, ma insieme a questo si poteva temere un qualche tipo di riprovazione. Ecco, io non sono per nulla favorevole ai cuochi pedagoghi (tanto per cominciare sono nemicissimo del menù degustazione), li respingo con perdite i cucinieri che vogliono insegnare a mangiare, a parlare, a vivere, e se un cristiano intende zuccherare il caffè danneggiando al contempo caffè e salute deve sentirsi libero di farlo, e però la tazzina senza cucchiaino era così nuda, così netta, così perfetta, e però ho provato la vertigine di partecipare a un passaggio epocale.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).