cerca

Instagram, lo specchio più grande

Preferire gli esercizi estetici della fotografia social a quelli spirituali di Sant'Ignazio: come diceva Baudelaire, il dandy deve aspirare a essere sublime senza interruzione

3 Marzo 2018 alle 06:10

Instagram, lo specchio più grande

Foto via Pixabay

Sant’Ignazio, mi dispiace, ma io non li faccio i tuoi esercizi spirituali. Dal frutto riconosco l’albero e purtroppo il tuo metodo ha prodotto “gente senza parola, senza credibilità, senza onore, senza verità, doppia nel cuore, doppia nella lingua” (i gesuiti secondo Pascal). Sant’Ignazio, io preferisco gli esercizi estetici, dunque preferisco Instagram. Lo avrebbe preferito anche il pascaliano Baudelaire secondo cui il dandy “deve aspirare a essere sublime senza interruzione, deve vivere e dormire davanti a uno specchio”.

 

Instagram è il mio specchio più grande: lo specchio del bagno mi serve a non uscire di casa col nodo della cravatta storto, lo specchio del social mi spinge a scegliere libri, quadri, messe, camicie, ristoranti, bottiglie sempre migliori... Perché tutto ciò che leggo, ammiro, venero, indosso, mangio, bevo lo fotografo e solo così ho tutti gli elementi per giudicarlo e infine catalogarlo tra le cose che mi elevano (da pubblicare e a cui ritornare) oppure tra quelle che mi degradano (da cancellare e da cui fuggire). Sant’Ignazio, Roger Scruton scrive che “la bellezza ci conduce alla presenza del sacro”: le foto di candele vere, di cera, che pubblico su Instagram, sono più divine delle candele false, elettriche, che tanti sacerdoti, ignaziani e non, mettono davanti agli altari.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • FabrizioMarasti

    21 Marzo 2018 - 03:03

    Tutto condivisibile, tranne il cercare bottiglie “sempre migliori”, se è vero, come è vero, che Lei mi ha escluso dai suoi followers di Instagram per un mio commento, peraltro dissacratamente in dialetto emiliano, che ci sono pure bottiglie migliori a quella che Lei chiamava Diva, e cioè al lambrusco Chiarli. Che tutti a Modena sanno non essere il massimo. Mi spiace averla trovata così permaloso, anche se con questa esclusione sono risparmiato dal vedere pubblicate tante immagini dagli inquadramenti puntualmente e barbaramente tagliati... Saluti da un suo ex follower. Dott. Marasti - Modena

    Report

    Rispondi

Servizi