Entrare nel Ppe per contare e maturare. Ascoltare la linea Crosetto

In Fratelli d'Italia l'approdo al Partito popolare europeo fa discutere. Tra chi considera possibile e positiva questa evoluzione c'è il ministro della Difesa. D'altra parte, restare a metà, oggi espone più di quanto protegga

16 APR 26
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Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il question time al Senato, Roma, 9 aprile 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

La proposta del Foglio di spingere Fratelli d’Italia dentro il Partito popolare europeo, come passaggio necessario per chiudere definitivamente la stagione delle ambiguità con il trumpismo, sta facendo discutere all'interno del partito della presidente del Consiglio. Il tema non è nuovo, ovviamente, ma il contesto lo rende più urgente. Le tensioni con Trump, le prese di distanza su alcuni dossier chiave – dall’Iran all’Ucraina – e la difficoltà di mantenere un ruolo di equilibrio tra Europa e Stati Uniti stanno rendendo sempre più fragile una posizione intermedia che fino a pochi mesi fa appariva sostenibile. Restare a metà, oggi, espone più di quanto protegga. All'interno di Fratelli d’Italia il punto divide. C’è chi vede nell’approdo al Ppe una forzatura, un passaggio difficile da spiegare a un elettorato cresciuto su una narrazione alternativa all’establishment europeo. E c’è chi invece considera quella scelta come il naturale sviluppo di una traiettoria già in corso: consolidare una destra di governo, stabilmente inserita nelle dinamiche europee, capace di pesare nei luoghi in cui si decidono gli equilibri veri.
In questo secondo campo, da tempo, si inserisce una linea che Guido Crosetto, ministro della Difesa e fondatore di FdI, suggerisce da mesi e che oggi torna a circolare con maggiore insistenza. La sua idea, nella sostanza, è che la destra italiana abbia sempre avuto una vocazione più larga rispetto ai confini in cui è stata collocata negli ultimi anni. Non una destra di testimonianza o di opposizione permanente, ma una destra capace di costruire maggioranze, di stare dentro i processi decisionali e di influenzarli. Crosetto ha spesso insistito su un punto: le famiglie politiche europee non sono recinti identitari ma strumenti di potere. Servono a incidere, a orientare le scelte, a non restare ai margini. In questa prospettiva, restare fuori dal Ppe o in una posizione laterale significa limitare la capacità di una forza politica di contare davvero nei dossier strategici, dalla difesa all’industria, dalla politica energetica alle grandi partite internazionali. C’è poi un altro elemento della sua riflessione, più politico: la necessità di tenere insieme culture diverse dentro un contenitore più ampio. L’idea che una destra moderna debba saper convivere con sensibilità differenti, anche non perfettamente sovrapponibili, purché accomunate da un’idea di governo e da una collocazione europea chiara.
In questo senso, l’ingresso in una famiglia come quella popolare non verrebbe vissuto come una perdita di identità, ma come un modo per allargarla e renderla più competitiva (e sarebbe un'opportunità anche per la Lega, che potrebbe così allontanarsi dai Patrioti ed entrare in Ecr, gruppo in cui oggi milita FdI). Infine, nella visione di Crosetto, c’è anche un tema di stabilità. Rendere irreversibile la collocazione europea della destra italiana significa sottrarla a oscillazioni continue, a sospetti, a etichette che nel tempo rischiano di logorarne la credibilità internazionale. Significa trasformare una posizione di equilibrio precario in una scelta strutturale, leggibile e affidabile. In questo senso, la proposta del Foglio, anche agli occhi di molti esponenti di Fratelli d'Italia, non appare come una provocazione ma come la formalizzazione di un percorso già tracciato, almeno nelle sue linee di fondo. Un percorso che oggi, complice il contesto internazionale, torna a essere oggetto di una discussione meno teorica e più politica dentro Fratelli d’Italia. Un percorso che in fondo è molto simile non solo a quello suggerito da anni da Crosetto ma a quello che ha in mente da tempo anche il Commissario scelto da Fratelli d'Italia per rappresentare il nostro paese in Commissione: Raffaele Fitto. Scelte difficili. Ma forse scelte inevitabili?