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Entrare nel Ppe, per FdI, significa giocare in prima linea per cambiare l’Ue
Lettera di Mario Anzil, assessore alla Cultura di FdI in Friuli-Venezia Giulia: la presidente del Consiglio ha dimostrato coraggio e franchezza. Ora può guidare le forze moderate del continente verso una nuova sintesi politica
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16 APR 26

Il presidente del Ppe, Manfred Weber durante l'incontro con la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, Roma, 11 novembre 2022. Foto Ansa
Al direttore - A chi ancora non lo avesse compreso, gli avvenimenti di questi giorni mostrano con chiarezza come la nostra Presidente del Consiglio stia assumendo un ruolo di primo piano nello scenario internazionale. Le sue recenti dichiarazioni – rivolte con la giusta severità anche al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con cui pure intrattiene un rapporto di stima reciproca – testimoniano una capacità di leadership che non rinuncia alla franchezza e al coraggio quando sono in gioco principi e responsabilità globali. Al di là della legittima soddisfazione per il prestigio che questo conferisce all’Italia, che finalmente vanta uno statista di caratura mondiale, ciò che conta davvero è la prospettiva che si apre per l’Europa. In un passaggio storico segnato da tensioni geopolitiche, transizioni tecnologiche e fragilità economiche, il continente ha bisogno di una guida capace di ricomporre le sue forze moderate e di restituirgli una voce autorevole nel concerto delle potenze mondiali. L’Europa è, prima di tutto, una comunità di popoli uniti da radici culturali profonde: l’eredità latina, quella germanica e quella slava – tre grandi matrici della civiltà indoeuropea – convivono da secoli nello stesso spazio storico. E' proprio da questa pluralità che può nascere una nuova stagione politica, fondata su responsabilità, equilibrio e visione. In questo quadro, l’Italia con la sua Presidente del Consiglio può finalmente svolgere ora un ruolo davvero decisivo. E può farlo anche a partire dai suoi territori di frontiera, come il Friuli Venezia Giulia: un tempo presidio armato del confine orientale, oggi laboratorio culturale al centro dell’Europa, crocevia naturale di quelle tre tradizioni che definiscono l’identità del continente. Da anni la nostra Regione investe con convinzione nella cultura di frontiera, ossia in una cultura capace di unire, di creare ponti, di trasformare la geografia in dialogo; di guardare con simpatia alle identità che stanno al di là del confine, ma innanzitutto capace di conoscere e rispettare la propria identità, la propria storia, le proprie tradizioni. Se l’Europa saprà riconoscere questa occasione, e se le sue forze liberali, conservatrici, popolari e moderate troveranno il coraggio di una sintesi nuova – che non può escludere una convergenza stabile anche nel solco del Partito Popolare Europeo, come suggerito ieri dal direttore del Foglio Claudio Cerasa – potrà tornare protagonista del proprio destino. E' una sfida che richiede lucidità e lungimiranza. Ma è anche, forse, l’opportunità più grande del nostro tempo. E da oggi è ancora più chiaro che c’è una leader coraggiosa e capace che può guidarci, verso questa visione, nel futuro.
Mario Anzil è vicepresidente della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia (assessore alla Cultura e allo Sport), esponente di Fratelli d'Italia