Per essere forti in Ue non serve giocare con le etichette e cambiare identità. Ci scrive Lollobrigida

"Più che discutere di ingressi in questa o quella famiglia politica, sarebbe utile concentrarsi su come rafforzare un’alleanza larga tra forze che condividono un’idea di Europa meno ideologica e più concreta. È lì che si gioca la sfida dei prossimi anni", dice il ministro dell’Agricoltura
di
16 APR 26
Immagine di Per essere forti in Ue non serve giocare con le etichette e cambiare identità. Ci scrive Lollobrigida

Foto ANSA

Al direttore - Ho letto con attenzione il tuo articolo e vorrei provare a rispondere. La tua tesi è chiara: per emanciparsi davvero dal trumpismo e rendere irreversibile il proprio profilo europeista, Giorgia Meloni dovrebbe compiere una scelta netta, abbandonare ogni ambiguità e portare il suo partito dentro il Partito popolare europeo, trasformando una collocazione intermedia in una appartenenza stabile e riconoscibile.

di
In realtà non condivido che esista un’unica strada obbligata, tanto meno quella indicata da chi propone una confluenza automatica nel Ppe come soluzione a ogni problema. Il punto, prima ancora delle collocazioni formali, è politico: oggi la priorità è arginare le derive ideologiche delle sinistre europee, sempre più segnate da un approccio antiproduttivista che rischia di compromettere la competitività del continente. E' su questo terreno che si gioca la partita vera, non su operazioni di posizionamento che possono apparire tattiche più che strategiche.
L’asse tra conservatori e popolari, quando funziona, ha già dimostrato di poter produrre risultati concreti. Ma proprio per questo non va confuso con una fusione indistinta. Il modello europeo si regge sull’equilibrio tra famiglie politiche diverse, ciascuna con una propria identità e una propria funzione. Pensare di omologarle tutte dentro un unico contenitore significa indebolire quella pluralità che è invece la forza dell’Europa.
Ecr, in questo quadro, svolge un ruolo essenziale: non solo rappresenta una destra di governo, responsabile e non estremista, ma contribuisce anche ad arginare la crescita di altre forze che, pur non essendo eurocritiche, alimentano un euroscetticismo più radicale e meno compatibile con una prospettiva di governo. E' una funzione di equilibrio che spesso viene sottovalutata ma che è decisiva.
Allo stesso tempo, è evidente che il governo italiano mantiene una connessione solida con il Partito popolare europeo. Una connessione che passa anche attraverso Forza Italia, che per storia, relazioni e per il ruolo riconosciuto ad Antonio Tajani, rappresenta un ponte naturale con quel mondo. Ma proprio questa pluralità di appartenenze e di relazioni è un valore, non un limite.
L’idea che per essere credibili in Europa si debba rinunciare alla propria identità politica è una scorciatoia che non condividiamo. La credibilità si costruisce con i risultati, con la capacità di tenere insieme crescita economica, difesa degli interessi nazionali e visione europea. Non con cambi di casacca. Per questo, più che discutere di etichette o di ingressi affrettati in questa o quella famiglia politica, sarebbe utile concentrarsi su come rafforzare un’alleanza larga tra forze che condividono un’idea di Europa meno ideologica e più concreta. E' lì che si gioca la sfida dei prossimi anni. Ed è lì che l’Italia può continuare a essere protagonista, senza bisogno di abiure o di forzature.
Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e dirigente di Fratelli d'Italia