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il buon soldato
Igor Taruffi a quintali: “I voti del No non sono del Pd. Calmi!”
Il braccio destro e sinistro di Schlein chiede equilibrio dopo la vittoria al referendum. I sacrifici per la costruzione del campo largo, l'opposizione alla legge elettorale di Giorgia Meloni e l'invito a Calenda in vista delle elezioni politiche: "Alla fine verrà con noi"
Roma. Elly Schlein, la tua fortuna si chiama Igor. Questa è la fatica, il sacrificio, gli sputi sopportati da Igor Taruffi, Taruffenko, un eroe, anzi diciamo “le quintalate di cioccolato che mi sono preso”. Parla il buon soldato Igor, il braccio destro e sinistro di Schlein, il suo Montaigne: “Precisiamo, i voti del No al referendum non sono tutti i nostri. Non abbiamo vinto le elezioni, stiamo calmi, ma da oggi esiste la speranza”. Il flusso, l’analisi e la strategia, l’equilibrio di Igor: “Possiamo vincere, ma dire che abbiamo già vinto, ce ne passa. Non commettiamo questo errore. Stiamo calmi. Non montiamoci la testa. Fatica, pedalare”. Saliamo sulla sella di Igor: “Da anni perseguiamo un disegno”. E non è l’arabesco. Sempre il buon soldato: “Ricordate quando andai in Basilicata per le regionali?”. Ricordiamo che venne preso a sputacchi e che Taruffi andò via. “Non è andata così. Sono passati due anni e posso dirlo. Ormai è tutto in prescrizione. Era la prima volta che bisognava scegliere, costruire un’alleanza con il M5S. Era la prima volta che dovevamo provarci. Si chiamava Campo largo ma era un campo di macerie. In quell’occasione ho preferito prendere quintalate … ma andare via e permettere di arrivare dopo a una candidatura unitaria. Come vedete, quel sacrificio è valso. Oggi siamo qui e ce la possiamo giocare alle elezioni”.
E non a dadi. La sinistra può vincere. E non cambia la legge elettorale. La fermezza di Igor: “Legge elettorale? What else? Di cosa parliamo? Noi non collaboriamo a una legge elettorale scritta da Meloni, e se Meloni intende andare avanti sarebbe letto come una forzatura”. Parliamo del popolo del No. L’acutezza di Igor è lodata anche dai riformisti. Dal divanetto anche Lorenzo Guerini, senza il suo cane Orfeo – quello vero, di Repubblica, Mario Orfeo, ha fatto già l’Orfeo II e si è reimpastato con l’editore greco – fa segno a Igor di andare avanti, gli fa il segno del pugno chiuso. Hasta la victoria! Dicevamo dell’acutezza di Igor. Faremo le primarie? “Vediamo, vediamo”. Igor e Conte. La risposta di Montaigne: “Mi sembra che Conte abbia già riconosciuto la leadership di Elly all’interno del Pd, riconosciuto che c’è un’alleanza”. Taruffi amministra la giustizia della coalizione: “In Liguria ci siamo sacrificati. In Campania ci siamo sacrificati. E ora non roviniamo tutto. Sono il primo a dire che quei giovani che hanno detto No a Meloni non sono tutti nostri elettori. E so che c’è una quota di astenuti che non voterà. Il nostro dovere è attrarli”. Igor terzopolista: “Innanzitutto con Avs e M5S abbiamo assemblato l’alleanza. Una volta fatto questo, possiamo agganciare gli altri. Venite”. Igor e le quintalate di cioccolato (avete capito che tipo di gianduia) prese: “Noi vogliamo una coalizione larga. Con Calenda e Renzi”. Ma Calenda non ha la pazienza di Igor. Calenda è fumantino. I paletti di Igor: “Caro Calenda, noi ti vogliamo ma se tu offendi la segretaria è impossibile. E’ come gli innamorati: se tu dici proviamoci, non insulti il compagno o la compagna con cui vuoi costruire una storia. Alla fine Calenda verrà con noi”. Vicino a Igor, il buon soldato, si scatena la fanteria del Pd. All’orecchio, come i piaceri di Brancati: “Ma lo sai che vorrebbero fare il nome di Bersani come federatore?”. Igor è lontano da queste dicerie. Un altro fante: “Ma lo sai che si fa il nome di Rosy Bindi?”. Igor è come la canzone di Aznavour: “Ed io tra di voi anche / se non parlo mai ho visto già tutto quanto”. Igor è quintalate di sapienza, Igor che non si monta la testa. Taruffenko, alle primarie votiamo te!