(foto Ansa)
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Lotito avvia una raccolta firme per sostituire Gasparri come capogruppo di Forza Italia al Senato
La richiesta di cambiamento avanzata dopo la sconfitta al referendum. E nel partito persistono le divisioni sullo svolgimento dei congressi regionali
Anche questo potrebbe iscriversi di diritto agli "effetti domino" della sconfitta referendaria appena subita dal centrodestra. Una parte del gruppo di Forza Italia al Senato vorrebbe sostituire Maurizio Gasparri come capogruppo. A incaricarsi di un'apposita raccolta firme c'è il senatore forzista Claudio Lotito, patron della Lazio, che avrebbe sondato i colleghi di partito e avrebbe fatto partire l'operazione, secondo fonti interne a Forza Italia consultate dal Foglio. Non è ancora chiaro se la raccolta firme andrà avanti o serva come strumento di pressione per favorire un cambio alla presidenza dei senatori. Tra i possibili nomi che circolano per sostituire Gasparri c'è quello della senatrice Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri a Palazzo Madama.
Uno scenario simile era stato paventato, dopo la sconfitta referendaria, anche alla Camera, dove però, per adesso, si è deciso di non dare luogo alla sostituzione del capogruppo Paolo Barelli. Di certo c'è che all'interno del partito si respira un'aria turbolenta, ben evidenziata dalla riunione organizzata martedì da Tajani con diversi esponenti di Forza Italia nella sede di San Lorenzo in Lucina e che si è conclusa con una richiesta di "unità" da parte del vicepremier. Mentre oggi, riferiscono sempre fonti forziste, c'è stata una ulteriore riunione in cui si è discusso sull'organizzazione dei prossimi congressi regionali. "E anche lì le posizioni erano quantomeno divergenti", riferisce chi era presente. Malumori crescenti.
La mossa di Lotito, a ogni modo, si pone in sintonia con una richiesta di rinnovamento di Forza Italia avanzata più volte da Marina Berlusconi e dal fratello Pier Silvio. Di cui si era fatto interprete, tra gli altri, anche il presidente della Calabria Occhiuto. E che potrebbe aver risentito di un’accelerata dopo la débâcle nelle urne.