(foto Ansa)
il racconto
L'addio a Bossi: fischi a Salvini “traditore”. Monti “Venduto”. L'urlo: “Bruceremo il tricolore"
Il saluto al senatùr è il raduno di un mondo che non esiste più. Un funerale di paese con 400 posti a sede in abbazia. Tanti fazzolettoni verdi. Mentre il vicepremier e segretario (in camicia verde) viene contestato: "Vergogna". C'è anche Dell'Utri. I cori: "Secessione! Roma ladrona la Lega non perdona". Poi Giorgetti li zittisce. Scene dal funerale a Pontida
Da Pontida. Salutano Bossi, incoronano Giorgetti. A Pontida si saluta il capo, ma si fischia Salvini, “traditore”, Mario Monti che è “il venduto”. È il raduno di un mondo che non esiste più. Pensionati, baffoni, trattori, quote latte. Arrivano Marcello Dell’utri vestito di nero, con il cappottone, il bastone, e Fedele Confalonieri. È un funerale di paese, 400 Posti a sedere in abbazia, la vecchia Seconda repubblica, le penne degli alpini, le cornamuse. Pontida per una domenica si è ingiallita. Portano al collo i fazzolettoni verdi. Calderoli gli occhiali neri. Marco Reguzzoni accoglie gli antichi amici. Torna Flavio Tosi che poteva essere tutto e poi … Attilio Fontana offre carezze. Si alzano le bandiere di qualcosa che esiste solo nella testa. Non c’è il dolore ma il rancore contro Salvini che ha tutte le colpe ma non questa, la morte dell’Achab del Po’.
Arriva Antonio Angelucci, con il pacchetto di sigarette in mano, Letizia Moratti, Daniela Santanchè, Ignazio La Russa. Avrebbe sorriso Bossi. È Roma che viene a farsi fischiare dal nord. Fischiano La Russa che stringe il pugno di Giorgetti. Fischiano. Fischiano.
Roberto Castelli con il suo loden ha la spilla del Patto del nord. Sono un oceano di sigle autonomiste che Bossi aveva radunato e che ora si disperdono. Con livore. Giorgia Meloni abbraccia Giorgetti mentre fuori si grida “Secessione”. Non fa paura ma è solo un modo per farsi fiato, calore. Anche Padania sembra oggi solo la strofa degli Afterhours : “Due ciminiere e un campo di nave fradicia. Qui è dove sono nato e dove morirò”.
Erano razzisti e lo sono rimasti nel fondo dell’anima, indurita, invecchiata piena di reumatismi, di sogni guastati come l’autonomia. Erano razzisti e lo sono rimasti quando gridano, appena esce il feretro di Bossi: “Bruciamo il tricolore. Roma ladrona, la Lega non perdona”. Erano razzisti ma sono rimasti anche quelli che al cenno del Capo, o di quello che riconoscono tale, si zittiscono. Giorgetti ordina: “Silenzio per cortesia” e si fermano i cori. Hanno solo bisogno di un capo. Ancora. Come sempre.