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Serve un esorciccio
Dal caso Cospito, allo sparo di Biella fino alla bisteccheria del clan Senese. Capitano tutte a Delmastro
Tra gaffe, coincidenze e guai a catena, il sottosegretario si conferma un caso politico permanente: più che la sfortuna, sembra un talento involontario nel trasformare ogni episodio in imbarazzo pubblico
Ad Andrea Delmastro converrebbe un esorcismo. Lo diciamo con tutto il rispetto dovuto a un sottosegretario della Repubblica, e con la stessa carità cristiana con cui si consiglia un ombrello a chi esce di casa quando il cielo è sereno e torna sempre bagnato. Delmastro infatti è probabilmente il solo uomo in Italia capace di andare a una festa di Capodanno, caricare gli avanzi in macchina e tornare a casa con il genero del suo caposcorta ferito da un colpo partito per errore da un collega deputato di Fratelli d’Italia. L’unico capace di confidare una cosa a un amico, Giovanni Donzelli, e ritrovarsi, nel 2023, indagato con l’amico nel caso Cospito. Il solo dotato del raro talento di inaugurare a novembre del 2024 un’auto blindata della polizia penitenziaria, di dichiarare che gli dava “un’intima gioia l’idea di non lasciar respirare chi sta dietro quel vetro”, e di ritrovarsi così con l’Anpi che evoca Pinochet. L’unico in grado di dire al Foglio, nel marzo 2025, che della riforma Nordio, quella che ha scritto pure lui, “la sola cosa figa è il sorteggio”. E il solo, infine, ad aprire una bisteccheria e scoprire, adesso, che la socia era figlia di un camorrista del clan Senese. Capitano tutte a lui. Ieri, per dire, voleva difendersi sulla vicenda dei camorristi. E nel farlo ha dichiarato che la mafia è una “montagna di merda”, che è la famosa frase di Peppino Impastato. Il problema è che la usava pure Totò Cuffaro.
Quella di Fantozzi era una nuvoletta solitaria e maledetta, pioveva sempre sulla sua testa e lo tormentava in privato. La nuvoletta di Delmastro, che non è ragioniere ma avvocato, è invece un temporale: non resta mai sulla sua testa, si allarga e bagna anche chi gli sta accanto. E allora qualcuno adesso parla di sfortuna. Qualcuno, più suggestionabile, di malocchio. Ma forse la verità è che Delmastro ha un talento raro e non rivendicato: quello di trasformare qualunque cosa tocchi – un’amicizia, una cerimonia istituzionale, un’intervista, una bisteccheria – in un caso politico. E di coinvolgere nel caso anche chi gli stava vicino, che non se l’aspettava e probabilmente ne avrebbe volentieri fatto a meno. Donzelli indagato, il caposcorta nei guai, il ministro Nordio imbarazzato, e adesso Chiara Colosimo, presidente della commissione Antimafia, sua amica e collega di partito, chiamata a occuparsi della vicenda. Il talento, insomma, si irradia. Il rimedio, dicevamo, è uno solo. Non le dimissioni, quelle non risolvono. Anche fuori dal governo, anche da semplice iscritto a Fratelli d’Italia, troverebbe forse il modo di aprire una bisteccheria sbagliata, confidare la cosa sbagliata all’amico sbagliato, inaugurare la macchina sbagliata. Qua serve qualcosa di più antico e collaudato. Qualcosa che affonda le radici nella tradizione popolare meridionale e che la scienza ufficiale non ha mai saputo confutare del tutto. Un esorcismo, ecco. O almeno, visto che i tempi sono stretti, il referendum è vicinissimo e l’agenda è fitta, un esorciccio. Come quello che chiedevano Ciccio Ingrassia e Lino Banfi nell’omonimo film, che almeno loro sapevano di averne bisogno. Discreto, in forma privata, lontano dai microfoni. E soprattutto lontano dagli amici di Fratelli d’Italia, che in questi tre anni hanno già dato abbondantemente.