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il colloquio
L'ex Guardasigilli Martelli: “L'Anm è il cancro della magistratura. Vassalli voleva le carriere separate”
L’ex ministro della Giustizia craxiano spiega luci e ombre della riforma Nordio: "Aumenta i poteri dei pm, questo porrà non pochi problemi nel prossimo futuro”
Nella riforma della Giustizia ci sono luci, ma anche qualche ombra. E poi ci sono degenerazioni alle quali, secondo Claudio Martelli, occorre porre rimedio: la legge Nordio va in questa direzione. “La situazione da cui usciamo è la lottizzazione, la manipolazione correntizia del Csm e di tutti gli incarichi direttivi, in particolar modo da parte dall’Anm. Non a caso anche l’ex presidente dall’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone l’ha definita il cancro della magistratura. Di questo si tratta e oltretutto è ormai una metastasi”, dice al Foglio l’ex ministro della Giustizia, prima di motivare le ragioni per cui voterà “Sì”. Martelli, socialista e vicino a Craxi, è stato il successore in Via Arenula di Giuliano Vassalli, l’autore della riforma del codice di procedura penale da cui discende, secondo molti, la separazione delle carriere. “Non ho mai avuto dubbi sul fatto che Vassalli fosse favorevole. Era implicito nella sua legge”.
Martelli riavvolge il nastro: “La riforma Vassalli ha segnato una storica svolta, passando dal processo inquisitorio a quello accusatorio. Ma aveva un limite”. Quale? “Si supponeva che le parti, accusa e difesa, fossero in posizione paritaria. Ma non basta scrivere la legge se poi, in concreto, l’avvocato difensore ha armi più spuntate rispetto al pm, il quale ha guidato le indagini, ha accesso alle carte in ogni istante e comanda la polizia giudiziaria”, risponde l’ex ministro. E aggiunge: “In realtà anche questa riforma non risolve questa anomalia però almeno affronta un altro problema”. Martelli si riferisce al “mercato delle vacche”, alle correnti e ai meccanismi che regolano oggi il funzionamento del Csm. “L’Anm, che è un’associazione privata, ha però inquinato, usurpato il ruolo del Csm, che nelle sue decisioni è stato sostituito negli anni dallo scambio di interessi tra le correnti e di favori tra i singoli magistrati”. Ebbene, prosegue Martelli, “il sorteggio, una delle novità sostanziali introdotte dalla riforma Nordio, dovrebbe limitare questo andazzo”. L’obiezione che arriva da chi sostiene il No è che in questo modo aumenterà il controllo della politica. “E’ un obiezione che non sta né in cielo né in terra e poi il sorteggio esiste già in altri ambiti della giurisdizione attuale, per esempio per il Tribunale dei ministri. Inoltre come ci hanno insegnato i greci, quando il meccanismo democratico si corrompe in modo irrimediabile, il sorteggio dà un taglio netto”. Il tema della democrazia corrotta, secondo l’ex ministro, riguarda anche le sanzioni. “Adesso è il ministro della Giustizia o il procuratore generale che chiede un procedimento disciplinare, ma è sempre il Csm a decidere. Anche questo aspetto è stato finora alterato dallo scambio tra le correnti, dunque era inevitabile una soluzione drastica come l’Alta corte di giustizia”.
Accanto ai tanti elementi di riforma che Martelli giudica positivamente ce n’è un altro che tuttavia convince meno l’ex Guardasigilli. “Anzi forse ci fa fare un passo indietro rispetto alla situazione attuale”. Di che si tratta? “La riforma attribuisce ai pm le stesse garanzie di cui godono i giudici. Finora i pm erano soggetti a una legge ordinaria, quindi mutevole attraverso il Parlamento che stabiliva il grado di autonomia dei pm. Si trattava di una riserva, stabilita dai padri costituenti, che adesso viene abolita accrescendo ulteriormente il potere degli accusatori. E’ facile prevedere che questa elevazione in cielo dei pm porrà non pochi problemi nel prossimo futuro”. Ne saranno contenti nel fronte del No. A proposito: il Fatto ieri ha ripercorso in termini non proprio lusinghieri la stagione craxiana, “il pessimo ministro Vassalli”, definendo poi il nuovo articolo 111 della Costituzione (giusto processo), una “boiata”. “Nella monarchia francese c’era la figura degli empoisonneurs, gli avvelenatori del dibattito pubblico rappresenta una categoria che si replica in tutte le epoche. Oggi abbiamo in sorte Travaglio. Per altro non è il solo”, sorride Martelli.
Oggi intanto l’ex ministro è atteso da un dibattito in “famiglia”. Al Teatro Parenti a Milano si confronterà infatti con la deputata dem Lia Quartapelle, sua moglie e sostenitrice del No. Separati in casa? “Vengo da una famiglia in cui eravamo tre figli maschi: uno un po’ più di sinistra, un repubblicano e un socialista, io. Sono abituato al confronto in famiglia, è educativo, ci si dice tutto ma con affetto. Sono curioso anch’io di come andrà stasera e della reazione del pubblico”.