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Il Sì “convinto” di Clò: “E' una riforma liberale. Corregge la malagiustizia”

Ruggiero Montenegro

L’ex ministro (vicino a Prodi) spiega le ragioni della sua scelta: "E' una legge di civiltà. Rafforza la libertà dei cittadini in senso garantista e potrà contribuire a correggere la grave malagiustizia nel nostro paese”.

“Al referendum sulla giustizia voterò convintamente Sì”, annuncia il professore Alberto Clò, economista ed ex ministro dell’Industria e del Commercio tra il 1995 e il 1996 ai tempi del governo tecnico guidato da Lamberto Dini. Ma anche una figura storicamente vicina a Romano Prodi.

Clò consegna al Foglio poche battute, si tiene alla larga dalla polemica politica e dagli eccessi che hanno segnato la campagna elettorale, ma dice quanto basta a spiegare quali sono le ragioni che lo porteranno domenica a supportare la riforma Nordio. L’ex ministro non vede nella separazione delle carriere, nel sorteggio e nell’istituzione di un’Alta corte, i rischi di una deriva autoritaria. “Perché questa – ci spiega, motivando la sua scelta – è una riforma liberale, di civiltà. Perché rafforza la libertà dei cittadini in senso garantista e perché potrà contribuire a correggere la grave malagiustizia nel nostro paese”.

L’ex ministro dell’Industria è noto anche per la sua amicizia di lungo corso con l’ex premier Romano Prodi. Insieme al professore ha fondato nel 1984 la rivista Energia. Ed è proprio nella villa di Clò, non lontano da Bologna, che nel 1978 avrebbe avuto luogo la famosa seduta spiritica (ancora oggi oggetto di ricostruzioni, libri e misteri) a cui partecipò anche Prodi e dalla quale sarebbe venuta fuori l’indicazione di via Gradoli nei giorni del rapimento di Aldo Moro.

Le posizioni politiche, e quelle sulla giustizia, però sono altra cosa e dunque i due professori si troveranno questa volta (e non è la prima) su posizioni differenti. Del resto come abbiamo raccontato sul Foglio anche molti prodiani di stretta osservanza hanno deciso di supportare la riforma, in continuità con quella stagione dell’Ulivo e con alcune istanze portate avanti dal centrosinistra, dal Partito democratico, in anni più recenti. E se l’ex presidente del Consiglio, come ha ribadito ancora ieri, è convinto che la riforma “non ha contenuto” e che il vero intento del governo sia in realtà politico – “comandare sulla magistratura” – altri protagonisti dell’Ulivo hanno deciso invece di votare Sì. Si tratta di personalità come Arturo Parisi, ex ministro della Difesa e ideologo di quel progetto capace di battere Berlusconi, ma anche di Paolo De Castro, che con Prodi fu ministro dell’Agricoltura e considera il referendum “una occasione storica” per migliorare la giustizia italiana.

Alla sinistra per il sì – che oggi si ritroverà a Bologna con Augusto Barbera e molti altri per uno degli ultimi appuntamenti prima delle urne – si sono metaforicamente iscritti anche altri prodiani che un un tempo furono in prima linea con ruoli dirigenziali: Andrea Papini e Marina Magistrelli per esempio, che proprio a questo giornale hanno spiegato ieri le ragioni del loro sì.

 

 

 

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