Virzì: "Gratteri è un vanitoso. Ma voto No perché questa è una riforma grillina”
Il regista: "Quelli di Gratteri sono raptus. Il dibattito è inquinato. Non si parla del merito né della tutela dell'indagato"
Roma. Dice No, certo. E tuttavia non sguaina il feticcio della Costituzione. Non si cimenta in involontarie parodie di Proietti. “Se Giorgia Meloni vuole andare allo scontro, allora si becca il mio bel No”, dice il maestro Paolo Virzì. “Un No che è sia di pancia sia di testa”.
No, appunto. Come quello degli attori che tante volte ha diretto. No che però pare più dispiaciuto che non piacione. “Purtroppo non vedo spazio per il pensiero liberale – commenta il regista – vedo solo un parlar d’altro. Un fare spallucce rispetto al nobile tema della protezione dei cittadini dal giudice mattacchione di turno”.
Perché i magistrati mattacchioni esistono. “Eccome se esistono! La posizione del Foglio non è la mia, lo sapete. Ma la minaccia del pavone Nicola Gratteri è stata un raptus”. Trova? “Un raptus indagatorio, sì”. Un raptus o forse un ben più esile lapsus. Un piccolo inciampo di lingua. Anziché dire “tiriamo una linea” – così ha poi precisato – il procuratore ha detto “tiriamo una rete”. Abbaglio rivelatore ma in fondo veniale. O no? “Che dire... Soltanto la mia solidarietà”.
Virzì, lei parla di pensiero liberale e di giudici pazzerelli. Il nostro sospetto, a questo punto, è che con altri politici il suo No sarebbe stato un Sì. E’ così? “La politica è la politica. Perciò se Meloni vuole andare allo scontro, imponendo al dibattito pubblico una distrazione dal merito delle promesse mancate, d’accordo”. Dal merito sono distratti tutti, però. E poi Meloni passa, la riforma resta... “Il problema è che il dibattito sulla giustizia si mescola con il ruolo confuso e contraddittorio del suo esecutivo. Nel pieno di una crisi geopolitica. Oltretutto su una legge concepita in modo sgangherato”. Quindi a non piacerle è sia la premier sia la legge? “E’ una legge concepita in un modo sgangherato e grillino, sì”. Il sorteggio del Csm piaceva molto agli elettori dei Cinque stelle, in effetti. A Conte, a Grillo.. “Appunto!”. Anche al nostro Gratteri. “Infatti, come ho detto, è una legge grillina. Lo è per via del meccanismo del sorteggio. Impossibile votare Sì”. E come lei – No – croceranno attori che tante volte ha diretto. Ci sono Elio Germano, Laura Morante, Riccardo Scamarcio, Valeria Golino. E poi Daniele Luttazzi, Alessandro Gassmann. Loro, e tantissimi altri, che al cinema italiano danno un tocco poco meno che coreano. Che difendono astrattamente la Carta (“La Costituzione è nostra” è il titolo di uno spettacolo con il Fatto quotidiano). Che hanno paura della separazione a suo tempo covata da Gelli e Berlusconi.
Ora, siamo certi che pur essendo un grande lei non creda come Hitchcock che gli attori siano “bestiame”. Né che come “bestie” vadano trattati. Epperò ci domandiamo – giacché conta il merito – come mai a spiegarci la Costituzione debbano essere loro. Guanciale e Germano. “Il problema è all’origine”, dice Virzì. “E’ il dibattito pubblico che s’inquina, che diventa confuso. Con buona pace delle sacrosante battaglie garantiste che riguardano la tutela degli indagati, e non tutto il resto”. Il dibattito è confuso. Lo chiarirà chi meglio argomenta di quanto reciti.
Divergenze in famiglia