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l'intervista

"Femministe per il No? Ridicolo. Il sorteggio dà più spazio alle magistrate nel Csm". Parla Concia

Riccardo Carlino

Oltre 1.700 donne pensano che la riforma Nordio metta in pericolo le battaglie femministe. "È l’ennesimo fantasma evocato dal fronte del No", dice l'ex deputata dem

“Femministe per il No al referendum? È una cosa ridicola”. Anna Paola Concia, ex deputata del Pd, commenta così al Foglio il manifesto-appello dal titolo “Perché da donne e femministe il 22 e 23 marzo votiamo No alla riforma della Costituzione”, firmato da oltre 1.700 tra parlamentari, giuriste, e donne del mondo dello spettacolo. A presentarlo oggi in Senato è stata la senatrice dem Valeria Valente, che ha bollato quella del governo come “riforma contraria anche alla cultura e alla pratica femminista”. C’è chi però, come Concia, pure da convinta sostenitrice del Sì non si sente meno femminista: “Associare femminismo e referendum è totalmente improprio. È l’ennesimo fantasma evocato dal fronte del No. Qualche giorno fa si è provato anche a dire che la separazione delle carriere lede i diritti degli omosessuali. Nulla di più ridicolo". A sollevare questa preoccupazione è stato Fabrizio Marrazzo, leader del Partito Gay per i diritti LGBT+, secondo cui la riforma indebolirebbe l’indipendenza della magistratura con conseguenze negative anche per i diritti delle coppie gay. Timori simili sono stati evidenziati anche da altre realtà simbolo della comunità omosessuale italiana come il Circolo Mario Mieli e il Muccassassina. "Io vivo in Germania, dove c'è la separazione delle carriere, e sono sposata con una donna. Ma di che parliamo?", risponde Concia. 

      

                                

Per le sostenitrici dell'appello, la riduzione dell'indipendenza dei pm avrebbe un impatto diretto sulle istanze femministe. "Una magistratura più permeata dalla politica – secondo la dem Valente – dalle pressioni di lobby e poteri forti, rischierebbe di non vedere sicuramente tra le priorità la lotta alla violenza maschile, i temi di tutti i soggetti più fragili, più vulnerabili o comunque più esposti e meno potenti", ha proseguito la deputata. "Questa in realtà è la situazione che si vive oggi. Una femminista come lei lo sa benissimo – controbatte Concia –. Siamo noi sostenitori del Sì che vogliamo liberare la magistratura dal gioco delle correnti politiche. Ma dove sta scritto quello che dice Valente? Semplicemente non è vero. Altro che femminismo per il No, è femminismo conservatore dello status quo".  Eppure, per quanto illogico, vestire di femminismo il voto del No potrebbe avere dei risultati in termini elettorali: "Sì, perché evocano scenari apocalittici e parlano esclusivamente alla pancia della gente. In questo modo le persone si preoccupano e votano No".  

La firma di Concia non compare nell'appello di Valente. È presente invece in mezzo a quelle di altre 109 tra magistrate, avvocate ed esponenti della società civile riunite sotto l'appello "Donne per il Sì". "In questa iniziativa non menzioniamo mai il femminismo, ma cerchiamo di entrare nel merito", spiega l'ex deputata. Dati del Csm alla mano, il 57,2 per cento del personale di magistratura è donna. "Eppure – prosegue Concia – il 68 per cento dei magistrati che esercitano funzioni direttive sono uomini". Storicamente la componente femminile nel Consiglio superiore della magistratura è stata sempre piuttosto sottorappresentata. Contro questo squilibrio, però, il meccanismo del sorteggio potrebbe essere un vantaggio: "Sicuramente spezza il gioco delle correnti. E siccome le donne sono la maggioranza nella magistratura, c'è più possibilità che le donne vengano sorteggiate ed entrino nel Csm", conclude Concia.