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Meloni e la sponda tedesca sui carburanti. L'Ue apre alla riforma dell'Ets

Luca Roberto

Berlino adotta misure "anti speculazione", sulla linea di quanto fatto dal governo italiano. Von der Leyen intanto parla di interventi specifici "ma senza ritardare la decarbonizzazione" dell'Ue

In queste ore per elaborare proposte contro il caro carburanti Palazzo Chigi guarda a Berlino. Ma si può dire che la cosa sia reciproca, visto l’indirizzo preso ieri dal governo tedesco che, dopo un incontro con le aziende petrolifere del paese, le ha duramente criticate promettendo una stretta anti speculazione, con tanto di multe verso gli operatori che applicano prezzi più alti rispetto alla media. In parte è quello che sta cercando di fare anche il governo italiano con le riunioni della Commissione di allerta prezzi, che si riunisce su base settimanale. E che ha portato il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), coinvolgendo anche la Guardia di Finanza, all’individuazione di alcuni “player” che starebbero dando prova di gonfiare il prezzo di vendita dei carburanti. Tra le misure allo studio a Berlino c’è quella di un maggior coinvolgimento delle autorità competenti. Ma anche la limitazione a una sola volta al giorno (alle ore 12) della possibilità di modificare i prezzi dei carburanti nelle stazioni. Ipotesi e scenari che nel frattempo erano state paventate anche a queste latitudini.
Ma la concordia con la Germania e con il cancelliere Friedrich Merz emerge anche (e soprattutto) dal lavoro di sponda che i due paesi stanno facendo per trovare soluzioni condivise, comunitarie, all’aumento dei prezzi energetici. Se n’è avuta una prova ieri al Consiglio Ue Affari esteri, dove il dossier energia è stato al centro dei colloqui dei leader europei. Anche se il ministro degli Esteri Antonio Tajani qualche imbarazzo nella sua missione a Bruxelles se l’è portato dietro. Questo perché, ancora ieri, la Lega ha chiesto di nuovo di tornare ad acquistare petrolio russo. “La proposta avanzata dal ministro Matteo Salvini di riconsiderare le sanzioni alla Russia per l’acquisto di petrolio, accolta favorevolmente anche dagli operatori del settore, è una scelta di responsabilità e buonsenso, che permette di intervenire con una prospettiva a lungo termine per contenere il rialzo del costo dei carburanti”, ha detto il leghista Armando Siri. Quanto meno in distonia con quel che nelle stesse ore tornava a ripetere il ministro degli Esteri tedesco Wadephul: “Vediamo che quando i prezzi del petrolio e del gas aumentano si riempiono le casse di guerra della Russia. Proprio per questo la Germania e l’Ue sostengono pienamente le sanzioni energetiche contro la Russia. E vogliamo ridurre ulteriormente le entrate russe con nuove misure. Allentare ora le sanzioni sarebbe decisamente la strada sbagliata. Nonostante la situazione estremamente delicata in medio oriente, l’Ucraina resta la nostra priorità europea di sicurezza numero uno”. Stessa posizione espressa da von der Leyen.

 

Sui carburanti, la sponda tedesca serve a Meloni anche per giustificare l’attendismo nell’adozione delle accise mobili. “Nessuno degli altri grandi Paesi europei ha sinora tagliato le accise”, ha detto ieri il ministro delle Imprese Adolfo Urso, aggiungendo che “il taglio al momento non è necessario”. Tanto che le opposizioni, a partire dalla segretaria del Pd Elly Schlein, sono tornate a chiedere al governo di “sbrigarsi” azionando la leva di cui aveva parlato anche Meloni la scorsa settimana in Parlamento. Il governo a ogni modo è intenzionato a intervenire ma lo farà con una serie di interventi mirati ai redditi più bassi (con l’utilizzo di bonus accreditati sulla card “Dedicato a te” per chi ha un Isee inferiore ai 15 mila euro annui). E che alleggerisca il peso dell’aumento dei prezzi soprattutto sul sistema manifatturiero, oltre a un intervento specifico sull’autotrasporto. Le risorse cui attingere non sono infinite: circa un miliardo di euro, destinando in maniera diversa una parte dei fondi accantonati per Transizione 5.0. Anche da qui passa l’asse con Berlino affinché ci siano un piano europeo. Sperando (ma resta uno scenario piuttosto improbabile) che i tedeschi riescano a sposare la posizione riformista del governo italiano sulla revisione del meccanismo Ets. A tal proposito il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha incontrato, a margine del Consiglio energia sempre a Bruxelles, gli omologhi di Francia, Repubblica Ceca ed Estonia. Von der Leyen ha aperto a un’accelerazione per riformare il meccanismo ma senza “ritardare la decarbonizzazione”. Aggiungendo pure che “gli aiuti di stato possono essere più flessibili per le aziende energivore”. Sull’abbassamento delle tasse, però, “gli stati membri hanno già un ampio margine”.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.