Ansa
Editoriali
Renzi, di' qualcosa sul referendum
Il silenzio sul voto, dopo l’astensione in Parlamento, è ormai surreale. Il presidente di Italia viva lascia "libertà di coscienza" al partito. E ora afferma di non volersi esprimere per “non personalizzare” e perché il referendum gli fa vivere un “flaschback” rispetto alla traumatica sconfitta del 2016
"Esponiti, rispondi, di’ una cosa di sinistra, di’ una cosa anche non di sinistra, ma di’ qualcosa!”. Così inveiva Nanni Moretti in “Aprile” nei confronti di un D’Alema silente in un dibattito con Berlusconi. Lo stesso appello viene da farlo a Matteo Renzi, a proposito del referendum costituzionale sulla magistratura. Italia viva si è astenuta nelle quattro letture parlamentari della legge: un equilibrismo tra le anime del partito, tra la spinta a costruire l’alleanza con il Campo largo e quella riformista favorevole alla separazione delle carriere. Questa ambiguità, sul piano formale giustificata dal fatto che la riforma Nordio è stata blindata dalla maggioranza impedendo discussioni e modifiche, si sarebbe dovuta sciogliere nella campagna referendaria.
E invece no. Renzi lascia “libertà di coscienza” al partito, una formula pilatesca e un po’ ridicola per un referendum costituzionale. Si sono espressi esponenti di Iv come Paita, Scalfarotto e Giachetti (per il Sì) o Bellanova (per il No), ma il leader non si espone. Ora afferma, addirittura, di non volersi esprimere per “non personalizzare” e perché il referendum gli fa vivere un “flaschback” rispetto alla traumatica sconfitta del 2016. Si astiene in Parlamento, si astiene dal prendere una posizione al referendum, insomma: si astiene dal fare politica. La cosa è singolare per un leader di partito, ma è surreale nel caso di Renzi che negli anni ha sempre manifestato idee molto nette sulla giustizia e di confronto duro con la magistratura politicizzata, tanto da scriverci su un libro di successo: “Il mostro” (con tanto di endorsement di Carlo Nordio sulla copertina). Vederlo ora silente, timoroso di deludere gli alleati di sinistra per il No o gli elettori garantisti per il Sì, è una prova da follower più che da leader. Il contrario della sua storia politica. Renzi, esponiti, di’ una cosa garantista, di’ una cosa anche non garantista, ma di’ qualcosa.