Foto Epa, via Ansa
La situa
L'Italia non è in guerra con l'Iran. Ma la guerra è già entrata in casa nostra
Dal contingente in Iraq agli alleati colpiti negli Emirati, dalla Marina schierata a Cipro alle richieste Nato della Turchia: cinque ragioni per cui il conflitto in Medio Oriente ci riguarda già — e perché il Parlamento non può più ignorarlo
Lontani dalla guerra, già, ma in che senso? L’Italia, lo sapete, non è formalmente parte della guerra contro l’Iran e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, lo ha ribadito alla Camera mercoledì scorso. Ma per quanto si possa stare lontani dal conflitto in medio oriente, il conflitto ha già toccato l'Italia su molti fronti. E lo è per almeno cinque ragioni. La prima ragione è militare: un contingente italiano è presente in Iraq, a Erbil, dove circa 400 militari partecipano alla missione di addestramento delle forze curde e nei giorni scorsi, dopo i colpi arrivati alla base da missili iraniani e da milizie filo-iraniane, le truppe sono state ritirate “temporaneamente”. La seconda ragione riguarda gli attacchi indiretti agli alleati europei. Il raid iraniano contro la base “Camp Peace” negli Emirati, che ospita forze francesi, ha mostrato che Teheran considera legittimi bersagli anche installazioni militari di paesi europei. La terza ragione riguarda la dimensione europea. L’escalation nel Mediterraneo orientale coinvolge direttamente paesi dell’Unione come Cipro e in difesa di Cipro l'Italia ha schierato, come altri partner europei, la sua Marina. La quarta è l’alleanza atlantica. La Turchia, membro della Nato e attore centrale nello scenario regionale, ha chiesto per due volte all'Alleanza, di cui fa parte anche l'Italia, di neutralizzare droni iraniani. L'Italia non è in guerra con l’Iran, ma la guerra con l’Iran è già entrata nella nostra geografia militare: collaborare tra maggioranza e opposizione non dovrebbe essere un'opzione.