Matteo Salvini (foto Ansa)

Lega nervosa

Salvini convoca i segretari regionali: “Non saremo il capro espiatorio del referendum”

Giovanni Lamberti

C’è chi tira in ballo le critiche di Forza Italia sul disimpegno dei leghisti, chi chiama in causa il capo organizzativo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, che avrebbe puntato il dito nei confronti dei governatori che non si spendono abbastanza

“Ho letto accuse fantasiose e pretestuose anche da parte di qualche esponente degli alleati. Pure sui giornali. La verità è che la Lega è il partito che si sta impegnando di più sul territorio”. Ore 18 di martedì. Matteo Salvini si collega con tutti i segretari regionali, unico tema in agenda il referendum. La riunione è organizzativa, il partito di via Bellerio nel week end terrà 1.200 gazebo in tutta Italia. Ma il confronto si trasforma anche in uno sfogatoio. C’è chi tira in ballo le critiche di Forza Italia sul disimpegno dei leghisti, chi chiama in causa il capo organizzativo di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, che avrebbe puntato il dito nei confronti dei governatori che non si spendono abbastanza. “Noi – osserva uno dei presenti – siamo il vero partito territoriale, le altre forze politiche della coalizione no. Che cosa stanno facendo Forza Italia e Fdi? Solo Meloni si sta muovendo...”. A intervenire per difendere il proprio operato sono in diversi. Nessuno ci sta ad essere additato come l’anello mancante dell'alleanza nella lotta per il sì alla riforma costituzionale. Arriva anche qualche velato affondo: “Non vorrei – dice un altro partecipante – che qualcuno abbia paura di perdere e abbia deciso di non metterci la faccia”. Salvini tira così le somme: informerò Meloni e Tajani di quanto ha fatto e sta facendo la Lega. Non vorrei che, qualora si perdesse il referendum, qualcuno utilizzasse la Lega come capro espiatorio. Il convincimento è che la partita si possa portare a casa, che il fronte del no “è nervoso”. Ma all’interno di Fratelli d’Italia in diversi ricordano la genesi della nascita del partito fondato da Bossi, il periodo di Mani pulite, compreso il cappio agitato alla Camera nel lontano 16 marzo del 1993. C’è poi chi sottolinea come Salvini non si sia sovraesposto sul referendum per non allontanare la parte del mondo della sinistra che vota a favore della riforma. Tesi tutte respinte dai leghisti: “Come noi nessun altro”. E anche il vicepremier Tajani frena: “La Lega si sta impegnando sul territorio”.

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