(foto Ansa)
governo a secco
Meloni in Aula senza soluzioni sui carburanti: servono soldi. Pichetto: “No a reazioni emotive”
La premier continua ad aprire alle accise mobili ma dal Mef fanno ancora di conto. Il ministro dell'Ambiente: "Non bisogna farsi prendere dal momento"
E’ uno dei punti su cui le opposizioni hanno gioco facile ad attaccarla. Giorgia Meloni si presenta in Parlamento e, per la serietà della situazione, sceglie quest’appello: “Il messaggio che voglio dare, agli italiani ma anche a chi pensa di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: faremo tutto quel che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi”. Cita le accise mobili, che il governo non licenzia perché costano. E forse vale la sintesi che ci regala il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin: “Ora non servono reazioni sull’onda dell’emotività”.
La premier al Senato e alla Camera, nelle comunicazioni pre Consiglio europeo, continua a mettere sul tavolo “le valutazioni” sull’accisa mobile. Aggiunge che il governo ha “predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull’andamento dei prezzi”. Ma la realtà è che l’esecutivo si presenta alle Camere con nulla in mano. Lo conferma a modo suo anche il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Io sono rimasto alle valutazioni e ai conti che sta facendo il Mef”, dice al Foglio. “A mio avviso non bisognerebbe agire sull’onda dell’emotività. Martedì a Parigi nella riunione del G7 abbiamo analizzato la situazione internazionale, anche in seguito alla chiusura dello stretto di Hormuz. Poi, però, 15 minuti dopo la fine della riunione, i prezzi erano di nuovo crollati. Per questo c’è bisogno di non farsi prendere dal momento”, aggiunge il ministro chiacchierando con noi in Transatlantico.
A quanto risulta al Foglio, il congelamento dell’intervento (si sarebbe dovuto fare con un decreto interministeriale, non per forza passando da un Consiglio dei ministri) sarebbe dovuto anche all’onerosità di utilizzare le accise mobili. Secondo alcune stime interventi un po’ più sostanziali, per esempio la sospensione della liberalizzazione del mercato dei carburanti e un abbassamento del prezzo di 0,5 euro al litro costerebbero più di un miliardo di euro al mese (ieri il governo greco ha annunciato una misura simile). “E solo nel 2025 Eni, Enel e Terna hanno fatto 7 miliardi di utili” ha ricordato Stefano Patuanelli alla premier ieri a Palazzo Madama. Non c’è solo la questione delle accise mobili, nei pensieri dell’esecutivo (a tal proposito ieri Renzi ha accusato il governo di aver alzato le accise negli ultimi tre anni. Meloni ha risposto di averle “allineate” a quanto stabilito dai governi precedenti. Ne è nato anche un diverbio maggioranza-opposizione alla Camera). Perché molta della strategia dell’esecutivo passa dalla capacità di ottenere successi in Europa. “A livello europeo stiamo chiedendo, in attesa della revisione annunciata, di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico”, ha detto ancora Meloni. Se ne discuterà nel prossimo Consiglio europeo ma non è affatto detto che Bruxelles acconsenta.
Per adesso la strategia è: speriamo di convincerli. Contro gli speculatori invece prosegue il monitoraggio della cabina di regia istituita dal Mimit: si continua a circoscrivere il campo degli operatori che starebbero applicando prezzi più alti della media.