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l'editoriale del direttore
Gli argini di Meloni ci sono, i guai in Europa pure
Trumpismo poco, europeismo discreto e sberle contro gli utili idioti di Putin e degli ayatollah. Il discorso della presidente del Consiglio
La politica estera, per molti capi di governo europei, da qualche tempo a questa parte, è diventata un refugium peccatorum per le leadership in difficoltà. Se la politica interna morde, con i suoi problemi, le sue fatiche, i suoi affanni, le sue polemiche, le sue contraddizioni, è sulla politica estera che i leader con visione del mondo riescono a dare il meglio o quantomeno a fare notizia. E’ andata così, negli ultimi giorni, a Emmanuel Macron, assediato politicamente in Francia, ma con un piglio ancora da Grandeur quando si parla di politica estera. E’ andata così, negli ultimi giorni, a Friedrich Merz, con un partito in crisi ma con una Germania tornata a essere grande attore internazionale, anche nel rapporto con Trump. E’ andata così con Pedro Sánchez, persino con lui, che attraverso i niet, di facciata, offerti a Trump, sul tema iraniano, ha trovato una chiave per dimostrare di essere ancora una leadership in sella, nonostante la sella del suo cavallo sia prossima al logorio. Ed è andata così anche a Giorgia Meloni, che nonostante gli affanni delle ultime settimane, gli autogol del fronte del No, la crescita che non va, il deficit superiore alle aspettative, ieri alle Camere, in vista del Consiglio europeo, ha tenuto un discorso ben costruito, attraverso il quale ha messo in campo una sana politica degli argini, che in politica estera si vede spesso mentre in politica interna si vede meno.
Argini contro tutti coloro che fingono di non ricordare che la destabilizzazione del medio oriente non è frutto di un capriccio americano o di una irresponsabilità israeliana ma è frutto del 7 ottobre, “di un attacco letale avvenuto grazie al sostegno finanziario, logistico e di equipaggiamento fornito dall’Iran ai terroristi di Hamas”. Argini contro i pacifisti a gettone, perché sì, il diritto internazionale è importante, ha detto Meloni, ma quando diventa un alibi per non agire bisogna fare i conti con la realtà, capire che “viviamo in un mondo che spesso costringe a scegliere tra cattive opzioni” e che in alcuni casi “le conseguenze sarebbero ben peggiori se ignorassimo il rischio di un regime fondamentalista dotato di missili a lungo raggio e di armi nucleari”. Argini chiari contro gli utili idioti degli ayatollah, per così dire. Argini chiari contro gli utili idioti del putinismo (nel mese di febbraio 2026 la Russia, ha ricordato Meloni, ha perso più territori di quanti ne abbia conquistati, “con buona pace di chi sosteneva che la resa incondizionata fosse l’unica strada percorribile per l’Ucraina”). Argini meno chiari, ma comunque presenti, anche all’ideologia trumpiana: “Sostenere l’Ucraina significa difendere la sicurezza dell’intero continente europeo”, “continueremo a promuovere la pressione economica sulla Russia”, “siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali”. Argini anche contro i nemici dell’Europa che contestano, da destra a sinistra, l’idea che sull’immigrazione l’Ue debba fare di più, proteggendo i propri confini, aumentando la solidarietà tra i paesi, unendo le forze contro l’immigrazione illegale, e il famoso Patto sulla migrazione e l’asilo rivendicato ieri da Meloni alle Camere è un dito in un occhio sia per i Patrioti alla Salvini (che quel Patto lo hanno condannato) sia per i progressisti alla Schlein (che quel Patto non lo hanno votato). Argini minimi, certo, che hanno al centro però un tema importante, che chissà quanto Meloni, referendum o non referendum, riuscirà a sviluppare nei prossimi mesi: compiere ogni giorno qualche passo per allontanarsi dalla dottrina del trumpismo e per avvicinarsi al pragmatismo europeista.
La politica estera, come spesso capita, dà a Meloni ossigeno per respirare e cartucce per agire. Una volta trovato l’ossigeno con quel patrimonio occorrerà prima o poi capire come spenderlo fuori dall’Italia. Sulla costruzione degli argini, nulla da dire. Sulla capacità di trasformare gli argini in energia, anche in Europa, la strada da fare, purtroppo per Meloni, è ancora tanta. Intanto, almeno ieri, ben fatto.