Parlamento in campo

L'Intergruppo per il Sì, “riformisti trasversali” dal Pd a FdI

Marianna Rizzini

Una decina di parlamentari ed ex parlamentari bipartisan si è seduta allo stesso tavolo per "ricordare che il 22 e il 23 marzo non si voterà sul governo Meloni ma si risponderà a una domanda". Fuori però volano gli stracci

E’ la realtà, ma in giorni di opposti deragliamenti sui fronti del No e del Sì pare quasi un miraggio: una decina di parlamentari ed ex parlamentari misti, nel senso della maggioranza e dell’opposizione, seduti allo stesso tavolo, sotto il titolo di “Intergruppo per il Sì al referendum”. Partecipano (per il momento) per Italia Viva Roberto Giachetti, per Azione Valentina Grippo ed Ettore Rosato, per il Pd Stefano Ceccanti e (idealmente, da Bruxelles, Pina Picierno e da Torino l’ex senatore dem Stefano Esposito), per Più Europa Benedetto Della Vedova, per i Libdem Luigi Marattin e per il centrodestra, da FdI, Federico Mollicone (domanda: e Forza Italia? E la Lega? “L’intergruppo è aperto”, risponde Mollicone).

 

Marattin spiega l’intento: “Vogliamo ricordare che il 22 e il 23 marzo non si voterà sul governo Meloni — potremo farlo nel 2027 — ma si risponderà a una domanda. Nel merito, questa è una grande riforma liberale per fare sì che chi si trova in tribunale abbia la ragionevole certezza che chi lo giudica non abbia nulla a che fare con chi lo accusa”. Giachetti non prova “alcun imbarazzo” rispetto al fatto di votare Sì dall’opposizione: “Ho raccolto le firme, sono trent’anni che ogni volta che se ne presenta l’occasione lavoro in questa direzione. Ma ci sono state molte occasioni perse”. Questa potrebbe essere quella giusta, dice Giachetti, “se il centrodestra ci desse  una mano a non perdere”. Sulla via del Sì si sono messe infatti ora di traverso le parole Giusy Bartolozzi, capa di Gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio: “Ecco, mandiamola in vacanza, è più facile vincere se lasciamo parlare, dal fronte del No, il procuratore Gratteri”. Nonostante sia stato “sommerso di insulti” per la sua presa di posizione a favore del Sì, anche l’ex parlamentare dem Stefano Esposito si dice “non turbato”, e consiglia a Mollicone, onde evitare di invalidare lo sforzo collettivo, di invitare “qualche esponente di centrodestra” a starsene in ufficio piuttosto che sproloquiare. Obiettivo delle prossime due settimane, “combattere la gigantesca mistificazione” in corso sul lato del No, dice Esposito, e “informare: sono reduce da un confronto davanti a una platea di studenti. Beh: molti non sanno che cosa sia un Csm o un Gip. Ecco, bisognerebbe aiutarli a comprendere”. La riforma non è di destra, anzi, dice Della Vedova evocando Marco Pannella che ci aveva messo la faccia  negli anni Ottanta, dopo il caso Tortora: “Questa è una riforma liberale, Radicale, anti autoritaria, più di sinistra che di destra”.

 

La riforma non è di destra, dice anche Rosato: “Io non mi sono mai mosso da dove sono: da sempre favorevole alla separazione delle carriere, nella Margherita come nel Pd come oggi. E voto convintamente Sì perché credo sia una riforma necessaria, non biblica, per l’attuazione del giusto processo”. Valentina Grippo, vicepresidente calendiana della Commissione Cultura, guarda all’Intergruppo come a “un’iniziativa di buonsenso” fatta da persone che, su molti argomenti, la pensano diversamente ma che intraprendono una battaglia comune “non pro o contro Meloni”, non “pro o contro i giudici”: “Questo è un referendum sul funzionamento del nostro sistema giudiziario e sulle garanzie che lo Stato assicura ai cittadini”, dice Grippo: “Il punto di partenza è il cambiamento avvenuto nel 1989 con il passaggio dal sistema inquisitorio al sistema accusatorio. Quella riforma ha  introdotto l’idea di un processo fondato sul contraddittorio tra le parti davanti a un giudice terzo. E oggi il percorso può essere completato”. Gli occhi sono puntati su Mollicone per la suddetta assenza degli alleati. Intanto, però, dice il presidente della Commissione Cultura della Camera, “la nascita dell’Intergruppo è la prova plastica che questo non è un referendum pro o contro il governo, ma una questione di giustizia e civiltà”. Notizia: “Esiste una spinta riformista trasversale all’interno del Parlamento”. Il problema è fuori, dove volano gli stracci. Ma l’Intergruppo si darà da fare: è in programma, dice Mollicone, un altro evento, il 17 marzo. Ci pensa Ceccanti a mettere alcuni paletti di merito, a partire dal 1948, anno di entrata in vigore della Costituzione: “Se si rilegge la VII disposizione transitoria e finale”, dice Ceccanti, “si capirà che quella è stata la breccia: la disposizione invita infatti a pensare quanto prima alla definizione di un nuovo processo penale, conforme ai principi della Costituzione. Noi ci muoviamo in quel solco”. 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.