Manco Orwell

Della vicenda del “corvo di Montecitorio” è sparita ogni traccia ufficiale alla Camera

Salvatore Merlo

Nel bollettino ufficiale della Camera non c'è alcun documento formale sul procedimento disciplinare, la sospensione e la reintegrazione di Roberto Cerreto, il consigliere parlamentare che la scorsa estate fu immortalato mentre recapitava un dossier anonimo con accuse contro colleghi in corsa per la promozione

Ci sono storie che finiscono male e storie che finiscono bene. Quella del dottor Roberto Cerreto, “il corvo di Montecitorio”, il caso che questa estate ha imbarazzato il Parlamento, ha trovato una soluzione più raffinata: non finire da nessuna parte. Alla Camera dei deputati, infatti, non rimane traccia formale del suo procedimento disciplinare, della sua sospensione, della sua reintegrazione, del suo cambio di mansioni. Zero. Se domani uno storico, un archivista, volesse ricostruire la vicenda – un dossier anonimo, un collega pugnalato alle spalle – probabilmente non troverebbe più nulla. Simenon diceva che il delitto perfetto non è quello in cui non si trova il colpevole, ma quello in cui non si trova il delitto. E sul bollettino interno della Camera, il delitto non si trova. 
Per chi non ricordasse, il dottor Cerreto è un consigliere parlamentare di lunga esperienza che la scorsa estate le telecamere di Montecitorio immortalarono nell’atto di recapitare un dossier anonimo che conteneva accuse di varia natura contro colleghi in corsa per la promozione al prestigioso incarico  di vicesegretario generale. Ne seguirono sei mesi di sospensione con stipendio ridotto a circa tremila euro netti mensili. Quello che altrove si chiama semestre sabbatico, alla Camera è una punizione. Il dottor Cerreto, già capo di gabinetto di due ministri, si vede, è un uomo che ha un buon rapporto con la fortuna.     Il 6 febbraio è rientrato, senza aver perso la qualifica (e i benefici economici) di caposervizio. Il suo nuovo incarico è quello di corrispondente  per il Cerdp, il Centro europeo di ricerca e documentazione parlamentare. Ma la vera novità è un’altra. Il bollettino ufficiale  della Camera – quello che storicizza con la pignoleria di un notaio di campagna ogni trasferimento, ogni promozione, ogni provvedimento disciplinare dai tempi della penna d’oca – non reca traccia della sua vicenda. Da nessuna parte risulta il decreto presidenziale di luglio con cui fu avviato il procedimento disciplinare, da nessuna parte risulta la sanzione che gli è stata comminata, da nessuna parte risulta il suo nuovo incarico. Mai, nella storia della Camera, ci  dicono funzionari anziani, un procedimento disciplinare era stato condotto senza lasciare traccia nel bollettino. Borges immaginava biblioteche infinite in cui ogni libro esiste ma non rimanda a nulla di reale. Qui è il rovescio. Una cosa reale che non rimanda ad alcun libro. Una storia senza carte è una storia che non è mai esistita, e qualcuno, evidentemente, lo sa benissimo.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.