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L'editoriale dell'elefantino

Come è fragile l'idealismo pacifista che si affida a quanto costa fare il pieno di benzina

Giuliano Ferrara

La speranza di una fine della guerra prima della fine del regime dei pasdaran riposa sul blocco dello Stretto di Hormuz e sulle sue conseguenze. Da un lato la libertà dei popoli, dall’altro il malumore del consumatore americano ed europeo

Quanto costa al gallone l’idealismo? Complicato stabilire con un minimo di senso, come ha provato a fare ieri senza successo il professor Zagrebelsky su Repubblica, chi siano gli idealisti, che dovrebbero rumoreggiare contro la guerra all’Iran, e chi i realisti, chiusi nella rassegnazione e nell’indifferenza. E questo sopra tutto in riferimento alla Costituzione italiana, articolo 11, che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Su questa campagna aerea di bombardamenti, per come è illustrata e spiegata dal giro del demo-autocrate Donald Trump e dei suoi follower dell’Amministrazione presidenziale, è difficile non sottoscrivere la dichiarazione del cardinale di Chicago, Blase Cupich, inorridito di fronte al trattamento trionfalistico e hollywoodiano della guerra come videogioco.

 

Not in our name, verrebbe semplicemente da dire. Su questo idealisti e realisti potrebbero facilmente incontrarsi e stringersi la mano, magari a Gerusalemme, dove si è molto più sobri (se non si è Smotrich o Ben-Gvir). Ma sul cuore della cosa, sul suo nucleo amaramente razionale, altrettanto difficile è spacciare per posizione idealistica l’articolo 11 della Costituzione. L’offesa alla libertà degli altri popoli, per i realisti, viene dal regime degli ayatollah, dalla dinastia dei Khamenei, dai pasdaran, padroni di un potere che uccide a migliaia chi dissente e ha eretto a sistema tortura, impiccagione, moralità coattiva di stato, facendo migliaia di vittime a ogni ciclo delle proteste. Più che di offesa alla libertà, si dovrebbe parlare di liberazione, come avvenne, con risultati da non sottovalutare, con la campagna di emancipazione dell’Iraq dal potere saddamita e dell’Afghanistan dal potere talebano. L’offesa ulteriore e definitiva, come se non bastassero i freschi numeri delle migliaia di morti ammazzati nelle città iraniane, viene dal deliberato esplicito progetto, ragion di stato della rivoluzione islamica, di annientare il popolo ebraico di stanza in Israele, paese guarnigione costretto a difendere la propria esistenza con le unghie e con i denti da molti decenni. E dal progetto di perseguire la follia nichilista con l’arma nucleare. Cose che si spiegano da sole.

 

Quanto al mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, che alluderebbe al conflitto tra diritto e forza, non si sottolinea mai abbastanza che prima dell’intervento israeliano e americano contro il regime di Teheran, i padroni veri di questo regime, appunto i pasdaran, alla manovra nelle rampe di lancio colpite dai jet americani e israeliani, sono stati dichiarati organizzazione terroristica a norma di diritto da quasi tutte le democrazie del mondo, che sono i paesi d’occidente più Israele. Stop. Non è una “controversia internazionale” da trattare e risolvere con la norma, dunque. Il ministro degli Esteri italiano ha detto, e sembrò una gaffe, che il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Sarà anche un linguaggio scivoloso, ma fino al punto di difendere in dibattimento all’Aia o all’Onu, dove di quel diritto si è fatto strame, uno stato gestito da un’organizzazione terroristica, è complicato procedere in giudizio. Fin qui ci arriviamo tutti, o dovremmo, nonostante l’intemerato idealismo di Zagrebelsky. Per essere idealisti bisogna essere realisti. A questo il costituzionalista torinese non ha evidentemente pensato o su questo, forse, si è male informato.

 

C’è un altro dettaglio etico. Il santo protettore degli idealisti e dei pacifisti, che sono la loro propaggine da sempre efficiente nell’appeasement, oggi è il pieno di benzina, in particolare il diesel. La speranza di una fine della guerra prima della fine del regime dei pasdaran, dunque su una loro vittoria per lo meno parziale, riposa sul blocco dello Stretto di Hormuz e sulle sue conseguenze. Da un lato la libertà degli altri popoli e la messa fuori legge di un regime terroristico, il mondo che cambia perché la testa del serpente viene schiacciata, dall’altro il malumore del consumatore americano per il prezzo al gallone e quello del consumatore europeo per il prezzo alla pompa, al litro. Ci sono idealismi che nella storia hanno saputo spiegarsi e giustificarsi meglio.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.