Il racconto

Meloni sale sul Frecciarossa del "Sì". Video, treni, ministri mobilitati. Bartolozzi: "La magistratura è un plotone"

Carmelo Caruso

La premier chiede il voto per il "sì". Prepara le comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue e apre ai riformisti del Pd per un'intesa su Cipro. Interviste da Porro e Vespa. Cassese atteso a Milano. E' polemica sul capo di gabinetto di Nordio

Dammi solo un minuto: Meloni ne offre tredici, a Giusi Bartolozzi basta una frase. Il referendum sulla giustizia è adesso un voto chiesto da Meloni con un video: “Vi spiego perché votare Sì. Il governo non si dimetterà in caso di vittoria del No”.  Sono tredici minuti che  precedono le comunicazioni di Meloni alle Camere di domani (l’energia sarà al centro delle richieste dell’Italia alle Ue) e il grande evento di Milano, giovedì  (è atteso un video di Sabino Cassese). Il governo si mobilita. Ministri in campo, treni Frecciarossa per il “Sì”. Giusi Bartolozzi fischia: “La magistratura è un plotone d’esecuzione”. Il 20 marzo, Meloni chiuderà la campagna referendaria da Bruno Vespa. Oggi è fissato il Cdm (senza le accise mobili). Si cerca la stretta di mano, governo-opposizione su Cipro. Meloni ai rifomisti Pd suggerisce: “Proviamoci”. E’ la piccola illusione.

 

Prima del “vergogna”, il si “dimetta”, dell’opposizione a Giusi Bartolozzi, viene l’Iran. La buona notizia: esiste una trattativa fra il governo e il Pd (una parte). Riguarda la possibilità di stringersi la mano su Cipro (come ha già tentato Lorenzo Guerini con Crosetto e Tajani, la scorsa settimana). In teoria: si può fare. Basterebbe astenersi reciprocamente su una mozione che potrebbe presentare un terzista come Benedetto Della Vedova. Ci sarebbe stato il via libera, in alto, a Palazzo Chigi. La cattiva notizia è che la trattativa, a oggi, è destinata a fallire causa referendum. Meloni per il Pd “entra a gamba tesa nella campagna” e Schlein, con i suoi consiglieri, lamenta: “Meloni se vuole dialogare deve chiamare la segretaria, ma Meloni pensa al referendum. Ormai c’è ovunque e solo lei. I toni anziché abbassarli li ha alzati”. L’intervento di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto di Nordio, che definisce “la magistratura plotone d’esecuzione. Votate Sì e ce la togliamo di mezzo”, è la prova che l’appello di Mattarella è  finito in cantina con le pezze vecchie. Meloni risponde alla richiesta di FdI, quel “ci servi tu”, solo “tu puoi cambiare l’esito del referendum”. Dall’altra parte, Schlein sta ordinando: “Parliamo di accise, facciamo una battaglia per farle abbassare”. Ha in calendario tappe a Venezia (il 12), a Bologna (il 15), a Napoli (il 17) a Milano (il 20). La piattaforma di scommesse Polymarket dà la vittoria del “no” al 58 per cento. Da oggi però c’è Meloni. Diffonde una video-lezione con, al posto della lavagna, la terrazza e i tetti di Roma. Non si può scrivere neppure che Meloni scende in campo, dato che il video è ascensionale. La riforma è l’occasione di modificare la giustizia? Spiega Meloni che è solo l’occasione che passa una volta nella vita, come le comete. La Corte? Diventa “Alta” e con “membri scelti tra persone qualificate ma senza logiche di corrente e di partito”. Sono minuti che servono a fare chiarezza, perché “si è creato un clima di forte confusione”, di “informazioni distorte”, “bufale, banalizzazioni”. Meloni introduce il termine “storture”, che in “80 anni  non siamo mai riusciti a correggere. Noi abbiamo riformato il Parlamento, il governo, la Pubblica amministrazione, le Regioni. La giustizia mai in modo sostanziale perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata”. Per Meloni sono “tre cose” di assoluto “buon senso”. Ma il senso, a sinistra, è che Meloni sposta l’attenzione da Trump a Nordio e che il suo “non condanno e non condivido” (l’intervento di Trump) sia complicità. Mercoledì, Meloni si presenterà alle Camere per relazionare sul Consiglio Europeo mentre ieri ha ricevuto a Palazzo Chigi il capo dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tikhanovskaya. Sono segnali che Meloni lancia ai riformisti del Pd ormai insultati come fossero i curdi del partito (ogni giorno Alessandro Robecchi, uno scrittore amato dalla sinistra, e dal Pd, definisce Giorgio Gori un “poveretto” e i senatori che votano la legge sull’antisemitismo come la peggiore destra, la “corrente Netanyahu”). Sono segnali che la crisi in Iran si complica. Giorgetti all’Ecofin ricorda come la mancata indipendenza energetica “mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende, ma anche la nostra sicurezza economica”. Le accise mobili non bastano ad armonizzare il caro energia. Per muovere le accise occorre un decreto interministeriale Mef-Mise e il rischio è che serva a poco. Per sterilizzare l’effetto della guerra, la chiusura di Hormuz, servirebbe un provvedimento ampio e al Mef si ragiona  di miliardi. Ci sono poi gli sciacalli che per FdI “massimizzano i profitti sulla pelle delle famiglie” e che per Salvini, che si prepara alla visita della famiglia nel bosco (sarebbe un’intuizione di Francesca Verdini, sensibile a questa storia)  Giorgetti dovrebbe inseguire a ogni pompa di benzina. Sta girando il vento e Meloni ha cambiato la sua rotta. Dopo le parole di Trump (“Meloni che si mette sempre a disposizione”) si attende un chiarimento Italia-America, una telefonata. I giudizi che Trump offre sugli alleati, le interviste che rilascia, come se parlasse ai venditori di filtri anticalcare, costringono Meloni a moltiplicare le uscite e a spostare la battaglia energetica a Bruxelles. L’agenda: giovedì, a Milano, per l’evento decisivo sulla giustizia, con Meloni, sono convocati tutti i ministri di FdI e sono previsti tavoli tematici con i direttori di Giornale, Verità, Libero, Tempo. Si parla anche di attori come Fabio Ferrari. Non basta. Meloni ha chiesto a tutti i suoi ministri di fare campagna per il “sì”, con video, interviste. Venerdì 13, partono le Frecce del “sì”. Sono i treni Frecciarossa con i ministri a bordo (una carrozza) per argomentare le ragioni del sì. Si inizia con le frecce del nord, con il ferroviere-ministro  Zangrillo (Torino-Milano-Venezia) e si continua, sabato, con altre Frecce che partono da Firenze e Napoli. Il referendum ha preso l’alta velocità.   Plotoni e binari. 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio